Parma, quanti applausi: le sei tappe della salvezza

Dalla sconfitta con la Juventus fino alla partita con la Fiorentina. In mezzo la vittoria di San Siro e quella con il Genoa

Roberto D'Aversa accerchiato - foto Ansa

Il Parma ha vinto, è salvo e ha raggiunto l’obiettivo. Il quarto in quattro anni, da quando al comando ci sono i sette soci che hanno riportato il calcio nel Ducato ripulendolo da un fallimento disastroso. Il palmares di Pizzarotti e compagnia si è notevolmente arricchito in questi mesi, e dopo il trionfo Serie D, con un campionato vinto in carrozza e senza neanche una sconfitta. In panchina c’era Gigi Apolloni, poteva sembrare scontato ma vincere era ed è difficile ovunque. Quel Parma è uscito dalla melma grazie a un gruppo di calciatori validi e di una guida tecnica impeccabile per tutta la stagione. Ma la lista dei successi si allunga di anno in anno. La storica promozione in Serie A è stata la punta di un iceberg raffinata da una salvezza tirata, ottenuta alla penultima giornata, dopo uno straordinario girone di andata. E qualche frenata inaspettata nel ritorno. Inciampi che non sono costati per fortuna il traguardo. Raggiunto in affanno ma tagliato in tempo. La banda D’Aversa, tecnico vincente, in 109 gare ne ha portate a casa 48, pareggiandone 28 e perdendone 33. 172 punti, 1,5 a partita, due campionati vinti, una salvezza conquistata. Figlia di una cavalcata mozzafiato.

LE PARTITE CHIAVE - La partita con la Juventus, la sconfitta per 2-1 in casa è stata salutata come una di quelle batoste salutari. E’ lì che il Parma, alla terza giornata, ha capito che poteva salvarsi. E la vittoria con l’Inter alla quarta ha permesso al Parma di ingranare e inanellare qualche successo pesante. Come quello ottenuto sul campo del Genoa. Un 3-1 in rimonta che ha portato le firme dei grandi ‘vecchi’: Siligardi e Ceravolo, con Rigoni, l’ossatura di una squadra che si è messa in riga seguendo la scia di quello che è stato l’anno scorso. Se la partita di Marassi è stata la gara del riscatto della vecchia guardia, quella del Tardini con il Genoa ha rappresentato l’ascesa e l’affermazione di Kucka, bravo a regalare ai suoi i punti decisivi per la salvezza. E’ stata quella la partita salvezza. Quella che ha fatto staccare il Parma dal treno delle avversarie e gli ha permesso di lasciarsi dietro molte squadre. Alla prima di ritorno, con l’Udinese, Inglese e Gervinho hanno illuso tutti perché qualcuno grazie a quel 2-1 ha respirato inconsciamente profumo d’Europa. Prima di sentire puzza di retrocessione. Esagerato il primo, non tanto la secondo. In mezzo a queste partite la gara dello Stadium dove D’Aversa ha portato a casa un punto con le unghie e i denti. E alla fine quella che ha sancito la definitiva permanenza in A è stata l’ultima, quella con la Fiorentina. Con il cuore in gola e tanta sofferenza. Forse doveva andare così.

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