Cornelius, eroe per caso: da brutto anatroccolo a cigno

Con la tripletta in 11' è entrato nella storia della Serie A

Andreas Cornelius - foto Ansa

Se fosse il protagonista di una fiaba di Hans Christian Andersen - danese come lui - potrebbe essere ‘Il brutto anatroccolo’, quello che alla fine diventa un cigno. E che cigno. Chissà se i suoi nonni, ai quali ha dedicato la prima tripletta della sua carriera, gliel’hanno raccontata quella storia. Perché somiglia tanto alla scalata di Andreas Cornelius, nato a Copenaghen 26 anni fa, cresciuto con il pallone tra i piedi fino a diventare oggi centravanti della Nazionale, oltre che del Parma, che dovrà versare nelle casse dell'Atalanta poco più di sette milioni per l'obbligo di riscatto. 

Quel Parma che è riuscito a prendersi dopo lo scetticismo iniziale (mista a qualche panchina) che lo ha preceduto al suo arrivo. Colpa di una stagione in bianco e nero. Vissuta tra Bergamo e Bordeaux, dove ha conosciuto le fatiche scaturite dalle difficoltà di un ambientamento, pagato a caro prezzo dal vichingo, mandato in Francia troppo presto. E' tornato a capo chino all'Atalanta, squadra che aveva creduto in lui poco, considerando il fatto che dopo appena 23 partite e tre gol lo aveva ceduto al Bordeaux in Ligue1. Esperimento che si sarebbe ripetuto un anno dopo, quando si è presentata l'opportunità di cambiare maglia e vestire quella del Parma. Quasi per caso, visto l'antefatto.

Faggiano, nel tentativo di strappare alla Dea il piccolo mago Dejan Kulusevski, aveva parlato con i dirigenti nerazzurri anche di Barrow, da inserire in un ipotetico pacchetto da prendere così com'era stato confezionato. L'Atalanta aveva ceduto, facendo però leva su una garanzia che il Parma non poteva soddisfare. Gli uomini mercato di Percassi volevano che il gambiano giocasse dalle 20 partite in su. E questo, a quel tempo, non poteva assolutamente valere, visto e considerato il sacrificio economico che Daniele Faggiano aveva fatto all'altare del mercato. Quel Roberto Inglese che aveva bisogno però di un vice: individuato in Andreas Cornelius (dopo l'esito negativo per la missione Barrow), arrivato insieme a Dejan Kulusevski, giocatore con il quale nei primi momenti ha condiviso l'esperienza al Parma, oltre che la stanza nel ritiro precampionato. 

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Quasi per caso si trova a Parma, come quasi per caso è diventato idolo di una tifoseria che lo ha visto esultare tre volte in 11' (a cavallo dell'intervallo). Tre gol, il pallone a casa sistemato tra i cimeli che celebrano l'inizio di una scalata. Una tripletta storica a suo modo, quella che gli ha permesso di essere il quarto giocatore nella Serie A a segnare tre gol subentrando dalla panchina. Prima di lui c'erano riusciti solo Anastasi, Boateng e Ilicic. Numeri che certificano la crescita di un giocatore importante per D'Aversa, un ragazzo che pensa solo al calcio e che si pone sempre in modo positivo, che ha accettato il ruolo di 'vice Inglese' senza fiatare, che si fa trovare pronto quando lo chiamano in causa e che in allenamento alza sempre l'asticella. Uno competitivo che ha rischiato di ritrovare Solbakken, allenatore che lo ha lanciato nel grande calcio (con lui ha segnato 18 gol in 32 partite al primo anno di Copenaghen). E' stato vicino al ritorno in patria, ma il richiamo del Parma è stato più forte. Nella notte in cui il brutto anatroccolo è diventato cigno, D'Aversa ha scoperto un'altra fiaba da leggere. E speriamo che anche questa abbia un lieto fine. 

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