ESCLUSIVA | Mauri sceglie Kucka: "Giocatore fortissimo. Tornerei a Parma"

Il doppio ex cresciuto all'ombra di un fallimento storico ha giocato con noi la partita: "Occhio a Suso, se sta bene è ancora decisivo. Parma nel cuore, la mia seconda casa"

Josè Mauri - foto Ansa

Josè Mauri è lontano, a Cordoba, in Argentina. A 700 chilometri da Buenos Aires, nel mezzo di una pianura verdeggiante, come un campo di calcio – quello che regala al ragazzo di Realico le gioie più grandi – racchiusa ai piedi della Sierra Chica, tra la Pampa e il Gran Chacho, dove placido scorre il fiume Primero che spezza a metà La Docta, l’altro nome di Cordoba, città piena di scuole e università nate ai tempi della colonizzazione spagnola. E’ qui che Josè Mauri cerca di ritrovare la sua aria da guapo, da ragazzo sfrontato che ha brandito l'orgoglio crociato mai domo - neanche scalfito dal fallimento - sul volto della Juventus rendendo fiero un popolo, ragazzo cresciuto in fretta, a Parma, all’ombra di un fallimento che non lo ha piegato. Per niente. Che gli ha dato lo slancio farsi valere al Milan, dove tutto non è andato per il verso giusto: “Forse ci sono arrivato troppo presto, ma è una scelta che rifarei – spiega Josè a ParmaToday.it –“. Mauri è lontano, ma a Parma ha lasciato il cuore. E non solo: pure un ristorante, di cui è diventato socio poco tempo fa grazie alla profonda amicizia che coltiva con il proprietario Alfonso, un fratello per José.

Mauri, come va in Argentina?

“Tutto bene, ormai sono passati sei mesi, mi sono ambientato. Sono felice”.

Le manca Parma?

“Sì. Sono stato a Parma sei mesi fa, a maggio. Non vedo l’ora di tornare”.

Ci dica la verità: qualche contatto con il Parma per tornare in crociato l’ha avuto?

“No. Concreto mai. Ma tutti sanno che mi piacerebbe tornarci, un giorno. Parma per me rappresenta una seconda casa sia come città che come società”.

Che ricordi conserva della sua esperienza?

“Purtroppo ho vissuto il Parma  in uno dei momenti peggiori della sua storia ma non ho ricordi brutti. Non potrei mai averli. Le dico la verità: mi sono goduto tutto. Quello che mi è rimasto più impresso nella mente è stato vedere uno spogliatoio unito in mezzo a mille difficoltà e una città che si è stretta attorno alla squadra. Questa è Parma”.

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Se le dico Milan invece?

“ Rispondo: una grande società. Ma è stato difficile quel periodo. Sono arrivato da ragazzino, forse non ho avuto il tempo di crescere, ho dovuto farlo troppo in fretta, magari c’era bisogno di tempo, ma non ne avevo. Ma non mi pento della mia scelta”.

Cosa non ha funzionato secondo lei?

“Ripeto. Non c’è stato il tempo, la società non poteva permettersi di gestire un ragazzino che aveva bisogno di crescita. Come le ho detto prima avevo l’obbligo di maturare in poco tempo per fare cose da grandi”.

Parliamo di Parma-Milan. Guarderà la partita?

“Certo. Come sempre sul divano di casa”.

Ci dica due giocatori decisivi da una parte e dall’altra.

“Per il Parma scelgo Kucka, un giocatore fisicamente imponente”.

Per il Milan?

“Non ho idea di come stia Suso, ma dico lui. Vorrei che tornasse quello che ci ha fatto vedere giocate strabilianti”.

E’ pronto a tornare in Italia?

“Sempre pronto. Anzi…”.

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