Parma, pari e basta? Cosa resta della gara con il Frosinone

Lo 0-0 di domenica muove la classifica e porta, oltre a questa, altre due buone notizie: Grassi e Inglese sono sulla via del recupero. Le cattive invece...

Roberto Inglese - foto Ansa

Chissà se a Roberto D'Aversa rivedendo la partita non sia venuta la voglia di osare di più. Certo, con il senno di poi... . Ma onestamente, visto il mesto spettacolo offerto ieri dal suo Parma, che non avrà certo avuto l'obbligo di vincere ma che sicuramente ha fatto poco per convincere, crediamo di sì, alla luce anche di un Frosinone rinunciatario, a cui non pareva vero - visto l'atteggiamento - di tornare in Ciociaria con un punto in tasca e il rimpianto dell'ultimo secondo targato Vloet. La squadra di Longo, poca cosa al pari del Parma, ha rimediato gli applausi del pubblico che si è trascinato fino nel Ducato per aver sostanzialmente chiuso gli spazi e provato a ingabbiare Gervinho e compagni, senza sussulti se non quando è entrato in campo di Roberto Inglese che qualcosa ha cambiato.

BUONE NOTIZIE - Certo, l'ex Chievo ha avuto davvero pochissimo tempo per la sterzata decisiva, troppo vicino all'ultima curva, ha deciso di accompagnarla senza rischiare di sbandare e ricadere nell'incubo di un prolungamento del suo precario stato di salute. E viste le poche o nulle occasioni da gol collezionate dal Parma, che in inferiorità numerica ha portato a casa un punto prezioso che solidifica la distanza tra la squadra di D'Aversa e la zona calda della classifica, il tecnico crociato non può che essere contento e ripartire proprio dalle movenze del suo bomber, ritenuto - a maggior ragione dopo domenica - quanto mai indispensabile per quel gioco che fatica a decollare. In undici minuti più recupero ha toccato più palloni di Fabio Ceravolo, ha vinto più contrasti e lavorato con più efficacia per una squadra che lo aspetta in modo smanioso. Ne ha beneficiato lui che ha messo minuti nelle gambe dopo il colpo alla schiena che lo ha restituito al Parma a mezzo servizio, e i compagni, più liberi di affidarsi al lancio lungo dopo che il Frosinone ha chiuso con dovizia - per lunghi tratti della partita - le vie centrali e impedito al Parma di giocare sugli esterni. La percentuale dei suoi passaggi riusciti è del 33%, un contrasto aereo vinto e qualche potenziale azione costruita con mestiere, oltre che due falli guadagnati. Partendo dal presupposto che - forse - peggiorare è difficile, Roberto D'Aversa può sorridere e guardare alla sfida con il Torino con più fiducia anche perché in squadra è rientrato Alberto Grassi. Il centrocampista, assente dalla partitaccia con la Spal, può dare qualità alla mediana con inserimenti e recuperi palla. Prezioso in fase di interdizione, riesce a essere pericoloso anche in fase di impostazione, roba che ultimamente nel Parma latita. 

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CATTIVE NOTIZIE - E qui veniamo all'altra faccia della medaglia: le cinque ore senza gol, quasi sei, sono il brutto delle ultime uscite. Aggravate dal fatto che mentre con la Lazio e l'Atalanta la squadra aveva avuto un paio di occasioni - anche ghiotte - per passare in vantaggio e/o pareggiare, contro il Frosinone a parte la sberla da fuori di Siligardi e qualche mischia creata in maniera confusa di occasioni per pungere non ce ne sono state. Va detto che neanche il Frosinone può mangiarsi le mani per aver sprecato chissà che, rinunciatario come D'Aversa, anche Longo è stato attanagliato dalla paura di vincere. E lui che era in superiorità numerica poteva anche osare di più. Ma il punto è che con le squadre schierate il Parma si mostra incapace di fare la partita e prendere iniziative. Nessuno sta chiedendo il tiki taka di Guardiola, solo che con squadre alla portata si potrebbe avanzare di qualche metro il baricentro. Invece no. E parliamo di quando la partita si stava disputando in parità numerica. Paradossalmente il Parma ha fatto meno fatica in dieci. Il che è tutto dire. Nessuna occasione da rete creata: è successo con la Spal ed è ricapitato contro un modesto Frosinone anche in undici contro undici. La buona fase difensiva, ordinata e quasi mai a rischio, non può far rimanere tranquillo D'Aversa che ha fretta di inventarsi un diversivo per ritornare a essere pericoloso davanti senza aspettare che le altre mostrino il fianco per essere colte in contropiede. 

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