Il Parma più bello e vicino all'idea di gioco di Bob

Contro la Roma, malgrado l'emergenza, 76 palloni recuperati per il Parma, 140 verticalizzazioni su 519 palloni giocati, 8 tiri nello specchio, 5 fuori, 1 tiro respinto e 2 gol

Foto Ansa

C’è ancora qualcuno che – a distanza di due giorni – si sta spellando le mani per applaudire l’ultima uscita di un Parma super. Quello più vicino all’idea di calcio che sta cercando di realizzare Roberto D’Aversa, allenatore che rispetto a un anno fa conserva più o meno lo stesso score (i punti sono 17 dopo 12 giornate), ma che ha guadagnato parecchia credibilità agli occhi della critica costruttiva, cambiando l’interpretazione della partita. La differenza più grande rispetto alla scorsa stagione sta nel modo in cui i punti sono stati ottenuti. Che poi si traduce – se volete – in una diversa posizione di classifica: il Parma è ottavo, il suo essere più propositivo, l’avanzamento del baricentro e la tenuta del campo, oltre che del pallone, ha fatto lievitare una classifica che vede i crociati all’ottavo posto, complice qualche netta defaillance di squadre blasonate che sono appena sopra (vedi il Napoli a 19) o sotto (il Milan a 13).

E se si considera la continua emergenza con la quale D’Aversa si è trovato a lavorare fin dal ritiro di Prato allo Stelvio, si capisce come il risultato attuale possa essere considerato come un qualcosa di straordinario, nel senso etimologico del termine. Un’emergenza che sembra durare in eterno: malgrado questo sia il quarto staff medico, la problematica degli infortuni sembra sia di difficile soluzione, visti gli ultimi accadimenti. Non solo guai muscolari – riconducibili a fibre di cristallo – ma anche valutazioni interpretabili che hanno costretto la squadra a lavorare a ranghi ridotti. O ridottissimi, per citare le parole del tecnico che intanto si gode la vittoria contro una big che mancava e si specchia nei numeri altisonanti di quella che somiglia tantissimo a un’impresa.

Aggressività, pressione alta e coordinata, quasi costante, chiusura degli spazi e occupazione degli stessi in modo ordinato e convinto, il rischio di andare in pressing uscendo sul primo portatore. Rischio calcolato, perché le scalate perfette hanno consentito sempre di avere la copertura. Bloccare le fonti di gioco della Roma (Scozzarella su Pastore e Kulusevski su Veretout) ha funzionato e reso la squadra di Fonseca (stanca, va detto) quasi innocua, nonostante la cifra tecnica elevata fosse un punto a favore dei giallorossi. Pareggiata con la voglia di fare risultato, messa a disposizione di una sapienza tattica che ha esaltato il Tardini, uscito pieno di gioia per il Parma più bello della stagione. Più convinto e convincente, più sicuro e consapevole di tutto quello che bisognava fare per portare a casa una vittoria prestigiosa.

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E meritata, a leggere i numeri: 76 palloni recuperati per il Parma, tradotto nel 44% dei contrasti vinti, 140 verticalizzazioni su 519 palloni giocati, 8 tiri nello specchio, 5 fuori, 1 tiro respinto e 2 gol. Trascinato da un grandissimo Kulusevski (26 passaggi positivi), sempre più faro di una squadra in cui lo svedese sembra saper fare tutto, sorretta dai muscoli di Kucka (18 duelli) e dall’intelligenza tattica di Scozzarella, dalla forza di Dermaku (8 palle recuperate) e dall’attenzione di Iacoponi, da Cornelius (protagonista di 21 duelli, 9 di testa) centravanti d’altri tempi a totale disposizione della squadra, il Parma sembra aver trovato la strada giusta per poter correre. Guardando avanti.

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