Parma, verità e bugie sulla sentenza: tutti i retroscena della penalizzazione

Emergono nuovi elementi

Emanuele Calaiò - foto Ansa

C’è una Parma che aspetta, che prova a guardare avanti e una Parma che legge fiumi di parole gettate in pasto all’opinione pubblica. Fiumi di parole - a volte - difficili da comprendere, gli stessi che danno vita a vere e proprie leggende urbane. Dopo la sentenza del Tribunale Federale Nazionale che ha sanzionato il Parma con cinque punti di penalizzazione da scontare nel prossimo campionato ed Emanuele Calaiò con due anni di squalifica, in molti si sono esposti: chi dal pulpito dei social, chi invece da quello di colonne di giornali, chi al bar e chi in commenti spassionati a testimonianza che il caso Parma ormai è diventato virale. Una prova certa dell'ennesima estate calda del pallone italiano, un pallone che si sgonfia sempre più dominato da logiche incomprensibili a noi comuni osservatori appassionati.

Il sunto di questi discorsi potrebbe essere evidenziato in un 'mantra' che rischia di diventare un tormentone: “Pena pesantissima per Calaiò, molto leggera per il Parma”. Detto e considerato che una squalifica di due anni, soprattutto quando di candeline nell’ultima torta ne hai spente 36, rappresenta comunque una sorta di macigno sulla carriera di un calciatore, questi pensieri fanno riflettere e testimoniano che certi commentatori - non tutti - abbiano seguito da lontano la vicenda. Lungi da noi indossare una toga e fare i giudici o impugnare atti per diventare improvvisamente avvocati, perché di giudici e avvocati il mondo è pieno zeppo. E anche di paladini della giustizia. Noi, nel nostro piccolo, vorremo solamente essere più chiari e ci proviamo dall'inizio di questa vicenda.

RESPONSABILITA' - Detto questo, la pena per il calciatore crociato equivale alla metà di quanto richiesto inizialmente dalla Procura Federale (quattro anni), mentre per quanto riguarda i crociati, in subordine, erano stati richiesti 6 punti di penalizzazione. Il Tribunale, rispetto alle speranze degli uomini di Pecoraro, ne ha rosicchiato solo uno. Pena dimezzata per l’autore dei messaggi in questione (che, va detto, ha commesso una leggerezza e si è infilato in una situazione che poteva risparmiarsi tranquillamente, dall'alto dei suoi 36 anni...), pena quasi intera per la società che nella sentenza viene sostanzialmente definita assolutamente estranea ai fatti e “colpevole” solo ed esclusivamente per quel principio troppo ingiusto (ce lo dovete, nessuno si offenda) e arcaico della responsabilità oggettiva.

NUOVI ELEMENTI - Ma questa non è l’unica “leggenda urbana” che si sta propagando lungo tutta la penisola. Ce n’è un’altra che, anche se all’apparenza potrebbe sembrare poco rilevante, assume invece una discreta importanza. Sono molti, infatti, a sostenere che Calaiò e De Col non avessero contatti da diversi mesi, e sostanzialmente non si conoscessero poi così bene. Il primo a sostenerlo davanti ai giudici è stato proprio De Col, appoggiato da Terzi. Sulle loro dichiarazioni si è basato il processo e fondata l'accusa. “Ma Calaiò è pazzo a scrivere a uno che dice di non avere rapporti di amicizia con lui, e dopo mesi e mesi dall’ultimo messaggio?” è una domanda che in molti si sono posti. Una domanda che aggrava, di fatto, la posizione del calciatore crociato. Ad indurre in errore un po’ tutti è stata la Procura quando ha affermato che gli ultimi contatti tra i due risalivano a prima di Natale. Strano che tutti, compreso il Tribunale, abbiano preso per valida questa spiegazione. A meno che non intendessero l’ultima volta che una conversazione tra l’arciere e lo spezzino è iniziata con un messaggio di Calaiò. Perché negli atti delle indagini, in possesso tra l’altro di tutte le parti in causa (Procura e Tribunale compresi), vi è uno screenshot che contiene non solo i famosi messaggi del “cazzein”, ma anche due conversazioni precedenti. Ve le riportiamo:

-La prima risale a marzo 2018, dopo la vittoria del Parma a Pescara condita dal centesimo gol di Calaiò in Serie B. È De Col ad avviare la conversazione, con la foto dell’articolo dedicato all’arciere e al suo traguardo raggiunto. “Ehi trebbietein, complimentein!!!” Il tutto condito con le ormai celebre emoji del caso: mani che applaudono, un leone e tre faccine che ridono. La risposta di Calaiò arriva circa un’ora dopo: “Grazie amico mio” con tre faccine che lanciano baci.

-La seconda, invece, è datata 2 aprile 2018, poco più di un mese prima di Spezia-Parma. Il giorno prima con una tripletta l’attaccante del Parma aveva steso il Palermo al Tardini. “Grande stempia!!! Sei troppo forte!!!” Incalza De Col con tre braccia che mostrano i muscoli, e l’emoticon di un leone. Anche in questo caso Calaiò ringrazia, e manda baci all’ “amico”.

SCONOSCIUTI? NON PROPRIO ... - Dettagli irrilevanti, potrebbero pensare in molti, ma non è così, per diverse ragioni. La prima è che sono conversazioni (nelle mani della Procura e del Tribunale, ripetiamo) che evidenziano come non sia assolutamente vero che i due non avevano avuto contatti dal Natale precedente (ed entrambe le volte è stato proprio De Col a scrivere a Calaiò…). La seconda, ancor più importante: come può un giocatore che ti chiama “trebbietein” o “stempia” poter dire che non vi è alcun rapporto stretto? Questo è il punto più importante, perché il fatto che De Col e Terzi durante gli interrogatori abbiano sostenuto di non avere un rapporto di amicizia con Calaiò ha avuto un grande peso nella decisione finale. Però da un lato c’è un giocatore che chiama quello che, a suo dire, è un semplice conoscente “trebbietein” e “stempia”, e dall’altro un giocatore che con Calaiò ha condiviso lo spogliatoio per diverse stagioni, in diverse squadre. Anche lui dice di non conoscerlo molto bene, anche se in passato lo descriveva dettagliatamente dal punto di vista caratteriale in alcune interviste consigliando il suo acquisto alla propria squadra. Qualcuno potrebbe dire che le scritte sui muri con insulti ai danni proprio di Terzi e le pressioni di un gruppo di tifosi potrebbero aver influito su certe deposizioni, ma non possiamo di certo farlo noi perché non abbiamo tutti gli elementi a disposizione. Ecco, se anche tutti quelli che parlano del Parma, o sostengono che De Col e Calaiò non si conoscessero e non parlassero da tempo, facessero la stessa cosa, riusciremmo a risparmiarci illazioni, versioni astruse e commenti a volte privi di credibilità. E soprattutto alcune leggende urbane che, oltre ad essere false, creano non pochi danni.

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