Parma, quanti punti interrogativi: ora rialzati

Al centro dei discorsi la mancata tenuta mentale, la mancanza di mordente e un atteggiamento passivo che non è piaciuto alla proprietà oltre che al tecnico

Gigi Sepe - foto Ansa

I giorni di riflessione finiranno martedì. Il giorno del faccia a faccia annunciato da D’Aversa prima e Iacoponi dopo sarà diverso questa volta. La sconfitta di Ferrara ha falciato le certezze che il Parma aveva accumulato con le due vittorie casalinghe contro Sassuolo e Torino, mettendo a nudo ancora una volta i limiti caratteriali di una squadra che sembra non essere capace di fare il salto di qualità. Non è la prima volta infatti che il Parma si perde sul più bello.

Quando la strada sembra essere in discesa (la Spal sulla carta è un avversario alla portata), improvvisamente il gruppo di D’Aversa si crea una barriera quasi immaginaria che non riesce a superare. Più per demeriti propri che per meriti di una Spal che rimane la bestia nera di D’Aversa. Nei tre precedenti con la squadra di Semplici sono zero i punti guadagnati dal Parma, che anche questa volta come nella stagione passata (27 gennaio) è riuscito nell’impresa di rivitalizzare una squadra con il morale sotto i tacchi che non vinceva da undici partite. Un ciclo in cui aveva conquistato solo sei punti, gli stessi che ha strappato al Parma nello scorso campionato. Altro giro, altra storia. Passata, che però si è ripetuta quando nessuno se l’aspettava. E che ha pure infastidito D’Aversa, pronto a prendersi le sue responsabilità Si è fatto veramente poco per portare a casa un risultato positivo, si è vista la differenza tra chi voleva farlo e chi ha fatto poco – ha detto il tecnico in conferenza stampa - nonostante per circa 20 minuti abbiamo giocato in superiorità numerica.  Sono io il primo responsabile; non possiamo negare l’evidenza sotto tutti i punti di vista, ne siamo tutti consapevolie nello stesso tempo a chiarire una situazione tra le righe: “Temevo che venendo da un risultato positivo e incontrando una squadra verso il fondo della classifica si vedesse la differenza nel volere il risultato a tutti i costi. Oggi si è fatto veramente poco per portare a casa il risultato, le motivazioni le analizzeremo e ci lavoreremo sopra”.

Evidentemente se lo sentiva D’Aversa, che conosce i suoi ragazzi, forse troppo poco avvezzi a sostenere prove di carattere, a rimanere concentrati e a stare sul pezzo. Un Parma scarico mentalmente (con due giorni di riposo in meno rispetto agli avversari) che era stato quasi avvisato dal suo allenatore che, di contro, non è riuscito a mantenere alta la tensione. Questo si imputa a D’Aversa che di solito è maestro a stimolare il gruppo, a risvegliare la tenacia di gente come Iacoponi e Gagliolo ad esempio, a impennare la carica agonistica di Scozzarella e a tenere sulla corda la squadra, che stavolta, anche questa volta, sembra averlo tradito. Al centro dei ragionamenti di martedì ci sarà presumibilmente l’analisi di una sconfitta che è arrivata quasi in maniera inaspettata. Forse non tanto per il risultato, quanto per il modo in cui è maturato. Che non è da paragonare però alla sconfitta patita a Roma.

Dove contro una squadra più forte, proiettata e costruita per un’altra classifica, ha trovato (di più rispetto a sabato) il modo di costruire occasioni da gol e controbattere – come ha potuto – agli avversari. Niente di tutto questo si è visto a Ferrara, quando neanche in superiorità numerica il Parma ha fatto valere il proprio istinto combattivo, riposto e messo da parte senza un perché. In undici contro dieci, con due attaccanti di peso come Cornelius e Inglese (che rimane ancora lontano dalla forma migliore) il Parma non ha preso mai l’ampiezza né il pallino del gioco da sviluppare sugli esterni nel tentativo di rifocillare i suoi attaccanti che, una settimana prima, erano stati omaggiati con i giusti onori, quelli degli eroi della patria. Alla ripresa degli allenamenti il gruppo si ritroverà, mancheranno i nazionali, ma ci sarà sicuramente la voglia di sterzare. Si spera.  

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