Boys Parma, da 33 anni a difesa di una fede

La storia della tifoseria più calda della città ducale. Dai campi di periferia alla serie A, i ragazzi della nord da oltre trent'anni seguono i gialloblu. Vicino e lontano, nel bene e nel male

Nell'estate del 1977 alcuni giovanissimi tifosi del Parma Calcio intraprendono una strada diversa da quella del Centro di Coordinamento. S'ispirano a ciò che accade in altre realtà nazionali, specie quelle metropolitane, dove il fenomeno ultras è già presente, anche se in rapida evoluzione. Vogliono costruire una nuova forza per incitare attivamente la squadra e per far fronte alle altre tifoserie, più o meno organizzate, che giungono al Tardini e incontrano in trasferta. Nella loro specificità parmigiana sono influenzati dall'esperienza dei "Danè", il più attivo gruppo di tifosi locali dell'epoca. Ma vogliono andare oltre; e con questo spirito una cinquantina di ragazzi sui 15-16 anni si ritrova in via Langhirano, la mattina del 3 agosto. Lì, presso una semplice osteria, fondano un gruppo ultras: un sodalizio radicale fedele ai colori sociali e alla città, che tifa e combatte per essi. Il suo nome ha quattro lettere tra due stelle: BOYS.

Lo striscione "BOYS" è lungo 12 metri, in tela, nei colori di Parma: giallo e blu. La scritta "BOYS" ha caratteri blu prevalentemente squadrati.
Nel corso degli anni gli si affiancano altri striscioni, alcuni creati per scopi coreografici, altri perché più pratici (in pvc).
Nel 1982 i BOYS instaurano un forte legame con il giocatore crociato Massimo Barbuti, che incoronano "Idolo della Nord".
Il 4 maggio del 1986, al termine di un derby con la Reggiana giocato Tardini, la Nord è caricata dalle forze di polizia. I BOYS reagiscono e 29 agenti rimangono feriti. Processi e altre vicissitudini trasformano radicalmente il Direttivo.

Dopo tanti anni in C e in B il Parma raggiunge la Serie A il 27 maggio del 1990, battendo al Tardini la sua rivale per antonomasia: la Reggiana. I BOYS, nell'occasione, conquistano lo striscione principale degli ultras granata: "Ghetto". L'utilizzo della dicitura "Crusader ultras supporters" (sviluppatasi nel corso degli anni) e del suo acronimo "C.U.S.", su striscioni e altro materiale del gruppo, induce molti ad utilizzarla (impropriamente) come sinonimo di "BOYS". Tale anomalia continua fino alla stagione 1991-92, quando il sodalizio decide di limitarne drasticamente l'utilizzo.

Il calcio si trasforma gradualmente in calcio moderno. I BOYS, tra i primi in Italia, smettono di fare i cori per i giocatori. Nel 1998 è inaugurata la sede di via Calestani 10, primo domicilio esclusivo dei BOYS. Permette di ritrovarsi a qualsiasi ora, di svolgere molte attività e di vivere il gruppo fianco a fianco, maturando un solido spirito d'appartenenza. In Serie A nascono nuove rivalità, in particolare con la Juventus e la Roma. Con gli ultras bianconeri il gruppo si scontra sul campo del Tardini il 6 gennaio del 2005.

I BOYS sono sempre presenti al seguito del Parma Calcio. Vicino e lontano, nel bene e nel male. Tengono alti e difendono i colori sociali, per il buon nome di Parma e delle Due Stelle. Lottano contro il calcio moderno, per preservare il proprio tifo e il proprio stadio. Il 30 marzo del 2008 il Bagna, un membro dei BOYS in trasferta con il Gruppo, è schiacciato da un pullman di tifosi juventini vicino ad Asti. Muore sul colpo. La Curva parmigiana è dedicata alla sua memoria e prende il nome di Curva Nord Matteo Bagnaresi.
Oggi i BOYS hanno raggiunto i 33 anni di attività.

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