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VIDEO | Il 25 aprile spiegato ai bambini: la filastrocca di Rocco Rosignoli

 

Il cantautore parmigiano Rocco Rosignoli legge una filastrocca sulla Liberazione, in occasione del 25 aprile 2020. Il progetto è realizzato in collaborazione con l'Anpi di Parma. Rocco Rosignoli ha pubblicato il suo ultimo album, 'Canti Rossi' il 20 aprile per Sophionki records, che vede il patrocinio dell'Anpi. Un viaggio nel tempo attraverso i canti di matrice politica più ispirati, più forti, più coinvolgenti. Dall'anarchismo di fine secolo alla guerra di Spagna, dalla Resistenza alle lotte degli anni '60, dai canti antimilitaristi alla canzone d'autore. Rocco Rosignoli, in questi giorni di lockdown, sta realizzando alcune dirette Facebook. 

Ecco il testo della filastrocca:

Voi bambini tutt'intorno date ascolto al cantastorie,
vi racconto le memorie che dan vita a questo giorno.
Cosa sono i partigiani? Perché son così importanti?
Voi che siete belli e tanti, e col futuro tra le mani,
immaginate che un'oscura nube scenda sulla vita
e che ci sfugga tra le dita quella libertà più pura
che viviamo nei bei giorni della calda primavera,
e che presto sarà vera e sarà ancora nei dintorni.

Dei bambini ancor più piccoli di voi che m'ascoltate 
sono nati in tempi bui, e ci son pure cresciuti.
C'era un uomo grasso e calvo, si faceva chiamar Duce,
comandava a tutti quanti di marciare tutto il giorno.
Proprio tutti! Dai bambini che marciavano d'intorno
alla sua scuola, fino ai grandi che marciavan col fucile.
Qualche volta comandava ai giovanotti di partire
per la guerra, e sono in tanti che non fecero ritorno.

Qualche volta comandava d'ammazzare tutti i neri,
rincorrendo sui sentieri i poveretti d'Eritrea. 
Si credeva un gran guerriero, ma era un bullo che pestava
solamente chi era debole ed era senza una difesa.
Coi più forti a capo chino sorrideva ed obbediva.
Così fece anche con Hitler, l'amichetto di Berlino,
che all'inizio era un suo allievo e poi divenne più potente,
e marciò su tutta Europa macellando case e gente.

Quei bambini ch'eran molti quando il Duce comandava
con il tempo che passava s'eran fatti quasi adulti.
Ed il Duce scese in guerra, e mandò tanti col fucile 
via dal loro campanile per sparare all'altra gente.
Nella guerra ci sta sempre chi non torna più dal fronte,
e i ragazzi già stremati dalla vita prigioniera 
che quel grasso pelatone da vent'anni gli imponeva
si decisero a cambiar quel brutto mondo alla sua fonte.

Salutati mamma e babbo, salutato il loro amore,
i ragazzi e le ragazze di quella generazione
se ne andarono sui monti e con le armi scalcagnate
cominciarono a dar calci nel sedere al Duce e ai suoi.
Sono questi i partigiani, dei ragazzi come voi,
che han deciso di dir basta a chi voleva macellare
mezzo mondo e poi marciare su montagne di macerie,
che alla guerra han preferito cose più belle e più serie.

Tanti mesi han resistito rifugiandosi tra i monti,
tra i torrenti, sotto i ponti, tra gli agguati dei tedeschi.
Combattendo con coraggio tra le cime e le vallate,
da settembre all'altra estate, e ancora fino a primavera.
Poi la sera calda e dolce di un bel giorno soleggiato
nel paese liberato vengon giù dalle montagne.
L'invasore se n'è andato, non gli serve più il fucile:
Ora son liberi e in pace. Era il venticinque aprile.

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