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VIDEO | Filastrocca del 1° Maggio di Rocco Rosignoli

 

Dopo "Il 25 aprile spiegato ai bambini" il musicista parmigiano Rocco Rosignoli ha scritto una filastrocca in occasione del Primo Maggio, Festa dei Lavoratori.

Rocco Rosignoli ha pubblicato il suo ultimo album, 'Canti Rossi' il 20 aprile per Sophionki records, che vede il patrocinio dell'Anpi. Un viaggio nel tempo attraverso i canti di matrice politica più ispirati, più forti, più coinvolgenti. Dall'anarchismo di fine secolo alla guerra di Spagna, dalla Resistenza alle lotte degli anni '60, dai canti antimilitaristi alla canzone d'autore. Rocco Rosignoli, in questi giorni di lockdown, sta realizzando alcune dirette Facebook. 

Ecco il testo della filastrocca del Primo Maggio 

Cari bimbi, bentrovati! Sono il vostro cantastorie.
Vi ho narrato delle glorie della lotta partigiana,
della pace ritrovata, di un'Italia un po' più umana,
di ragazzi come voi che i loro mali li han sconfitti.
Oggi invece è il primo maggio, Festa dei Lavoratori.
Rossi i fiori per le strade ci ricordano i diritti
conquistati dalle donne e dagli uomini sfruttati
con le lotte che li han visti spesso vinti o massacrati. 

Ma tu, pensa alla tua mamma: torna a casa al pomeriggio
o verso sera dal lavoro, col sorriso stanco in viso.
C'è l'affetto che l'infiamma a darle luce nel tuo abbraccio,
ma il lavoro stanca tutti, stanca lei e pure il babbo.
Stanca tutti ma ci serve per pagarci da mangiare.
Non si vive da nababbo, non ci son grandi riserve
di ricchezze, ma si vive tutti assieme tra gli affetti.
Per adesso, ancor più stretti nelle case che abitiamo.

Voi sapete che ogni giorno conta ventiquattro ore.
Otto ore vanno spese ogni notte per dormire:
ne rimangono altre sedici, e son tutte da spartire
tra il lavoro e tutto il resto. Per voi bimbi è un po' diverso:
siete ancora piccolini e al lavoro non ci andate.
Ma pensate che una volta, neanche troppo tempo fa,
un bambino di sei anni, proprio come il suo papà,
se ne andava a lavorare. Niente scuola, che è lo stesso!

Otto ore per dormire, dicevamo: ne rimangono
altre sedici. Oggi sono ben divise: la metà
le si passa lavorando, le altre otto poi si fa
quel che vuole ciascheduno. Se i bambini a volte piangono
perché mamma è a lavorare, si capisce: è naturale
voler stare assieme a lei. Ma pensate che una volta,
in quei tempi tristi e bui, al lavoro un genitore
stava quasi tutto il giorno: anche dieci o dodici ore.

Poi un giorno qualche mamma, o qualche babbo chi lo sa,
ha pensato: “Non è giusto! Perché devo stare qua
tutto il giorno, che i miei bimbi non li vedo che di sera,
poco prima di dormire? C'è una vita tutta intera,
non possiamo consumarla in questa fabbrica ammuffita!
Noi restiamo poveretti e il padrone si arricchisce,
e oltretutto non abbiamo tempo di viver la vita!”
Prima agisce tutto solo, e il padrone lo punisce.

Ma non è davvero solo: ha i colleghi amici suoi,
loro incrociano le braccia e insieme gridano: “Anche noi
vogliam lavorare meno, che la vita è un'altra cosa
che entrar qui con l'alba rosa e uscir fuori col tramonto.”
E il padrone non è pronto a punire tutti quanti:
se li trova lì davanti, che da soli son nessuno,
son sottili come un dito, ma se stretti in un abbraccio
sono forti tutti assieme, come dita dentro al pugno. 
Quell'abbraccio è tanto forte che il padrone dice “OK,
se il lavoro resta fermo ci rimetto soldi miei.”
E i lavoratori uniti posson fare le proposte 
che gli servono di più: posson chiedere le soste
per andare al gabinetto, posson chieder che il turno
duri al massimo otto ore; e sperare poi che un giorno
i loro bimbi più non debban lavorare già piccini,
e che possano studiare per non esser burattini.

Questa festa ci ricorda quanto è forte quell'abbraccio:
festa dei lavoratori, questo nostro primo maggio,
ci ricorda che da soli siamo deboli e indifesi,
ma che insieme possiam pure sollevare i grandi pesi,
ribaltare le montagne. E se magari non è troppo,
e se qualcuno per la strada non ci piazza qualche intoppo,
possiam pure coltivare il sentimento più profondo,
lavorando insieme per render migliore questo mondo.

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