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Domenica, 19 Maggio 2024
IL RACCONTO CHOC

"Nessuno ci affitta casa perché siamo neri"

Il calvario di Salfo, operaio con un contratto fisso. La moglie e i tre figli sono scappati dai terroristi islamici in Burkina Faso ma a Parma per loro non sembra esserci posto

Dieci metri quadrati. Una piccola stanza con un microscopico bagno, la cucina in condivisione e giusto lo spazio per un letto, dove riposarsi dopo i turni di lavoro in fabbrica. Salfo ha quarantanove anni. Viene dal Burkina Faso. Vive in Italia da venticinque. Ha lavorato nella filiera del legno a Pordenone ma da quattro anni è impiegato a Parma, come operaio specializzato, con un contratto di lavoro fisso. 

Salfo ha vissuto nella stanza - condivisa con altri lavoratori immigrati - per tre anni, pagando regolarmente l'affitto e tutte le utenze. Da più di un anno, tutti i giorni dopo il lavoro, cerca un'abitazione in affitto per sé e la sua famiglia. Ma non riesce a trovarla. Salfo, infatti, non è più solo. La moglie e i tre figli sono scappati dal Burkina Faso, considerato il secondo Paese al mondo più colpito dal terrorismo islamico. Le bande armate ogni giorno uccidono donne, uomini e bambini. La moglie di Salfo rischiava la vita. Sono scappati: prima la donna la figlia di 15 anni e il figlio di 13, poi il figlio più piccolo di 4 anni. Sono arrivati a Parma con il ricongiungimento familiare.

Salfo e sua moglie, che lavora da sei mesi come operaia in un'azienda che si occupa di confezionamento, potrebbero pagare un regolare affitto, con tutte le spese per le utenze. Come hanno sempre fatto. Due stipendi medi, tre figli. Spese che si mettono in conto. I turni di lavoro, poi la tranquillità della vita familiare. Identica a quella di tante famiglie parmigiane. Ma alla famiglia di Salfo questa tranquillità è negata. 

A Parma per lui e la sua famiglia infatti una casa in affitto non sembra esserci. Ha girato agenzie e risposto ad annunci privati ma niente. Il problema non è economico. Salfo ha sempre pagato regolarmente l'affitto, ha un contratto fisso ed è molto bravo nel suo lavoro. "Tutti i giorni, alla fine del turno di lavoro, vado in agenzia a cercare casa ma in tutti questi mesi ho ricevuto solo porte chiuse in faccia". 

"Per la mia famiglia le case in affitto non ci sono" 

Ma allora qual è il problema? "Ho girato praticamente tutte le agenzie di Parma e provincia e la risposta è sempre la stessa - ci racconta Salfo. Non ci sono abitazioni in affitto. Almeno per la mia famiglia. Alcuni amici e anche alcuni sindacalisti della Cgil - che mi stanno seguendo con cura in questo percorso - hanno provato a chiamare gli stessi numeri che chiamavo io. La risposta che veniva data a loro era che le case in affitto c'erano. Poi, quando mi presentavo io all'appuntamento, la risposta era sempre la stessa. Le case in affitto non ci sono.

Salfo nella casa messa a disposizione dall'Asp

Per quasi un anno i componenti della famiglia hanno vissuto tutti insieme in quello spazio angusto da dieci metri quadrati. "Eravamo costretti a dormire per terra, non c'era spazio. Il bagno era molto piccolo e la cucina, sempre molto piccola, era in condivisione con altri lavoratori immigrati" ricorda il 49enne che, dopo i mesi passati in quella stanza l'hanno dovuta lasciare. "Il proprietario non ci ha fatto rimanere perchè avevo fatto entrare anche i miei figli ma loro sono arrivati in Italia per scappare dalle aggressioni armate delle bande islamiste". 

"Chiedo solo di poter vivere insieme alla mia famiglia, di pagare un affitto come fanno tutti, di pagare le utenze. E' giusto così: in famiglia abbiamo due stipendi medi e possiamo permettercelo". Dopo più di un anno di ricerche non andate a buon fine da qualche giorno la famiglia di Salfo ha trovato un alloggio temporaneo, grazie all'interessamento della Cgil e alla disponibilità dell'Asp. Ma non sa quanto potrà restare qui: "Abbiamo già iniziato a sistemare le prime cose per rendere la casa accogliente. Dopo aver vissuto per un anno in una stanza molto piccola, speriamo solo di avere finalmente un po di tranquillità". La famiglia è integrata nella comunità parmigiana: la figlia 15enne frequenta un istituto superiore della città mentre il ragazzo di 13 anni va alle medie. Dopo alcuni anni al Sud, dove ha lavorato come muratore, Salfo si è trasferito a Pordenone e poi a Parma. 

"L'affitto è il problema principale dei lavoratori immigrati"

Il calvario di Salfo è lo stesso di tanti lavoratori e lavoratrici immigrati che, nonostante vivano da anni a Parma con contratti di lavoro a tempo indeterminato, non riescono a trovare un'abitazione in affitto per sé stessi e le proprie famiglie. La conferma arriva da Marion Gajda, Responsabile Dipartimento Politiche Migratorie e Inclusione Cgil di Parma: "Il problema del reperimento di un alloggio in affitto per i lavoratori immigrati a Parma, è una delle tematiche più critiche che abbiamo registrato, negli ultimi anni, nella nostra città. Possiamo dire che il fenomeno è sostanzialmente raddoppiato dopo la fine della pandemia da Covid. Nonostante i contratti di lavoro a tempo indeterminato le agenzie non affittano a queste tipologie di lavoratori.

"C'è ancora una forte diffidenza - prosegue Marion Gajda - che probabilmente deriva dalle richieste dei proprietari che, in molti casi, non vogliono affittare agli stranieri, soprattutto se provenienti dal continente africano. In questo caso non basta avere un contratto o due contratti fissi in una famiglia. Il punto sono le origini geografiche: sono pregiudizi ancora duri da scalfire".

Lavoratori e lavoratrici che ogni giorno sostengono la nostra economia in vari settori, svolgendo perlopiù lavori manuali - dall'alimentare all'edilizia, dalle pulizie ai trasporti, dalla logistica alla metalmeccanica - ma che paradossalmente non riescono a trovare un alloggio dignitoso. Anche se sarebbero in grado di pagarlo. Tutto per pregiudizi che, ancora oggi, sembrano essere molto radicati. Ma così Parma rischia di trasformarsi da città dell'accoglienza a città della discriminazione. 

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