Venerdì, 30 Luglio 2021
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Albino Ivardi Ganapini professore ad honorem in “Cibo e Cultura territoriale”

In tutti i campi - ha affermato - ho visto valere il talento personale, quando c'è, soprattutto se accompagnato dalla volontà, dall'impegn

«Agli studenti vorrei dire: “Siate curiosi, esigenti, spremete i vostri maestri, ma siate anche coscienti della opportunità che vi è data di accesso privilegiato alla conoscenza. Se è un investimento per la società, per voi è una responsabilità e un impegno morale alla restituzione”»Albino Ivardi Ganapini ha chiuso con queste parole la lectio magistralis che ha tenuto oggi nell’Aula Magna dell’Università di Parma, dove è stato nominato professore ad honorem in “Cibo e Cultura territoriale”

Una cerimonia calda e affettuosa, pur nel rispetto delle norme anti-Covid, seguita dal pubblico grazie alla diretta streaming sul canale YouTube dell’Ateneo. 

«Entra a far parte della nostra Comunità Accademica, come nuovo docente, una figura di grande rilievo in un ambito, quello del food e del suo legame “identitario” con il territorio, che costituisce uno degli asset strategici del nostro Ateneo e anche una delle direttrici culturali più significative del nostro tempo», ha detto nel suo intervento il Rettore Paolo Andrei, che ha ripercorso alcune delle tappe della carriera di Ganapini (dalla lunga esperienza in Barilla alla «grande, straordinaria, “scommessa” di ALMA, la Scuola internazionale di cucina Italiana che ha sede nella Reggia di Colorno»), definendolo «una personalità poliedrica, decisa, capace, che ha saputo mettere a disposizione della sua comunità competenza e passione per servire in tutti i modi possibili quel bene comune che costituisce l’essenza della missione dell’Università stessa»

L’Università di Parma ha conferito il titolo ad Albino Ivardi Ganapini «per i preziosi contributi alla valorizzazione del territorio attraverso le risorse culturali, economiche e turistiche legate all’enogastronomia parmense, ma anche e soprattutto per aver rappresentato e per rappresentare tuttora, per tutti noi docenti e per tutti gli studenti del nostro Ateneo, un’ispirazione all’eccellenza nell’ambito della cultura agroalimentare», ha spiegato Daniele Del Rio, Presidente della Scuola di Studi Superiori in Alimenti e Nutrizione e docente di Nutrizione Umana, nel leggere la motivazione. 

La laudatio per il nuovo professore ad honorem è stata pronunciata da Filippo Arfini, Consigliere della Scuola di Studi Superiori in Alimenti e Nutrizione e docente di Economia dell’Agricoltura. «In qualche caso - ha osservato - capita di trovarsi al posto giusto e al momento giusto per avere successo, ma nel caso del Dott. Ganapini il suo merito è stato l’aver continuamente studiato, valutato, scelto e trasmesso ai suoi collaboratori le idee, le tecniche e le metodologie che poco alla volta sono state apprese sino a diventare procedure e metodi che hanno fatto la differenza. Anche questo è un grande insegnamento che il Dott. Ganapini ci trasmette: la condivisione dei saperi è una componente fondamentale del modello di sviluppo, di un modo di crescere, di fare gruppo e migliorare nel rispetto di quei principi che guidano le leadership aziendali».  

Albino Ivardi Ganapini ha poi ricevuto la pergamena di professore ad honorem e ha tenuto la sua lectio magistralis, ripercorrendo momenti fondamentali della sua vita: dalla laurea in Scienze agrarie a fine 1959 all’arrivo nel 1961 in Barilla, dal lavoro condotto come Assessore provinciale ad Agricoltura, Alimentazione e Attività Produttive dal 1999 alla realizzazione di ALMA. «In tutti i campi - ha affermato - ho visto valere il talento personale, quando c'è, soprattutto se accompagnato dalla volontà, dall'impegno; ho visto l'importanza del rigore nell'analisi dei problemi e del contesto, della capacità progettuale per correlare i mezzi all'obiettivo, della determinazione e cura nella realizzazione dei programmi. Inoltre ho potuto misurare l'efficacia del gioco di squadra agli effetti dei risultati, constatando come la relativa attitudine sia essenziale per chi opera nelle organizzazioni complesse e articolate. L'allenamento al gioco di squadra va praticato nei programmi di formazione degli addetti, perché può comportare qualche sacrificio personale, ma risulta premiante quando gli obiettivi sono condivisi».  

Poi un riferimento deciso alla sostenibilità come frontiera già dell’oggi: «Quella della sostenibilità è una vera sfida, per cui servono alleanze da costruire nel concreto. Preparatevi, ricercatori e docenti, ad essere radicali perché la sostenibilità sia una forza trasformativa e rigenerativa e non una semplice certificazione burocratica». 

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