Carcere, il vicesindaco Bosi e Daniele Cassioli incontrano la redazione di "Ristretti Orizzonti"

"Chi è in carcere può sviluppare un sentimento di rabbia verso le Istituzioni e verso tutto ciò che è fuori dalla propria condizione"

Marco Bosi, vicesindaco del Comune di Parma, insieme a Daniele Cassioli, campione paralimpico di sci nautico, hanno incontrato la redazione di "Ristretti Orizzonti", il  giornale redatto dai detenuti del Carcere. "Chi è in carcere può sviluppare un sentimento di rabbia verso le Istituzioni e verso tutto ciò che è fuori dalla propria condizione. Cassioli con la sua storia è un esempio importante che ci insegna che la rabbia non è un sentimento da mettere in campo quando si è in una 'condizione  limitante', ma ci insegna che per sentirsi realizzati e stare bene serve tirare fuori il potenziale guardando quello che si ha e non quello che non si ha" ha commentato Bosi.

L’incontro con Daniele Cassioli, atleta non vedente, considerato il più grande campione di sci nautico paralimpico di tutti i tempi, ha l’obiettivo di promuovere il valore sociale di un testimonianza trasversale quella di un ragazzo, cieco dalla nascita, che ha saputo superare le difficoltà connaturate alla propria condizione con i detenuti della Casa Circondariale di Parma. Un incontro inedito per la città anche in previsione del Festival dello Sport che arriverà a Parma il 7-8-9 giugno.

Daniele ha raccontato come è arrivato a costruire una carriera di successo, facendo contemporaneamente del bene alla società. Cassioli, infatti, è impegnato anche in progetti solidali rivolti, in particolare, ai bambini e ai ragazzi non vedenti, attraverso attività di sport integrato attivi anche nella nostra città. 

Daniele Cassioli: "Non sono andato per raccontare dei miei successi né per dare una testimonianza viziata da pregiudizi o idee preconcette. E' stato un incontro per me inedito e ho iniziato raccontando anzitutto le mie sconfitte. Perché è da quelle che sono partito. Perché è, in buona misura, grazie a loro se ho vinto i campionati del mondo di sci nautico, ma soprattutto le mie insicurezze e gli errori che da quelle sono derivati. Non è un caso dunque se il mio libro, Il vento contro, parte proprio da una sconfitta. Quando, infatti, scrivo che la condizione ideale nello sci nautico è avere il vento contro per planare meglio e trovare il proprio equilibrio nella sciata, questo dato tecnico è anche una metafora. Il mio vento contro è stato per me un ostacolo che, affrontato nel modo giusto, mi ha permesso di saltare... fino al podio. Ognuno di noi ha il suo vento contro, ma non è mai troppo tardi per decidere di trasformarlo nel proprio trampolino di lancio. Non è mai troppo tardi". 

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