Coronavirus, Pizzarotti: "Il Governo corregga il tiro: perché parrucchieri ed estetisti non possono aprire?"

Il sindaco di Parma su Facebook: "Il punto, quindi, non deve essere "quando" si apre, ma "chi" può aprire"

"Le mie non vogliono essere delle critiche fini a se stesse, è la visione di un sindaco che, come tutti i sindaci, sente il peso della propria città sulle spalle, in una situazione economica e sociale complessa". Il sindaco di Parma Federico Pizzarotti attacca così la questione complessa della cosiddetta Fase due, quella che riguarda le aperture dei diversi comparti. 

"Al governo chiedo sì di andare avanti, ma di ascoltare anche i sindaci, primo presidio democratico e sociale del Paese. La Fase 2 dovremmo vederla come un periodo (dentro all'emergenza) di ponderato ritorno alla normalità, organizzato e graduale. Non certo un "liberi tutti", ma nemmeno una fase 1 bis. Ci sono punti che spero possano essere rivisti e aggiustati". 

Secondo il sindaco mancano certezze e linee guida su alcuni aspetti campali della fase 2: "Ad esempio avrei voluto sentir parlare da subito di una deadline sul tracciamento e la mappatura dei positivi e sui nuovi tamponamenti: la fase 2 è il periodo di convivenza e di contenimento, i sacrifici dei cittadini devono essere seguiti da una risposta chiara sull'organizzazione di questo contenimento: periodo, strategia, organizzazione. Ma non solo. Ci siamo detti che prima di tutto viene la sicurezza dei cittadini. Per me significa che chi rispetta rigorosamente i protocolli di sicurezza approvati può e deve aprire per ricominciare a vivere e a guadagnare. Diversamente, chi non può e non riesce a rispettare i protocolli non può aprire. L'obiettivo resta sempre la sicurezza dei cittadini".

Sulla riapertura poi: "Il punto, quindi, non deve essere "quando" si apre, ma "chi" può aprire. Se parrucchieri ed estetisti rispettano i protocolli come le altre categorie, perché non possono aprire? Se un gioiellerie ha entrate contingentate e rispetta tutti i protocolli di sicurezza, perché non può aprire? È un discorso che vale per qualsiasi categoria: negozi, attività e pure aziende. Ripeto: non stiamo parlando di un "Liberi tutti", ovvero "apriamo e vediamo che accadrà", stiamo parlando della volontà di rispettare un rigoroso protocollo di sicurezza che valga per tutte le categorie. Chi non può e non riesce a rispettarlo resta chiuso. Chi può, apre".

Sulle seconde case: "Ci sono persone di città che hanno seconde case in luoghi isolati, più sicuri e meno affollati. È permesso attraversare la regione per far visita a un parente ma non è permesso "perdersi" nel nostro appennino dove la sicurezza è l'isolamento sono maggiori. Non lo capisco. Manca un segnale chiaro e forte per tutto il comparto della cultura, teatri tra i primi (ma non solo). È un comparto in grave difficoltà verso cui non è stato dato un segnale, né una direzione: servono risorse da destinare il prima possibile, come servono risorse per il comparto del commercio. Noi stiamo facendo la nostra parte, ma non possiamo arrivare a coprire le gravi perdite di chi non vede guadagni da due mesi. Possiamo contenere il danno attraverso calmierazione di imposte e altri tributi, ma non è sufficiente".

Bonus babysitter: "Non possiamo nemmeno non affrontare con determinazione il discorso dei figli a casa da scuola. Bene il bonus babysitter, bene il congedo parentale, ma non possono essere la risposta al problema, che il governo sappia dare indicazioni più chiare alle famiglie che dal 4 maggio ritorneranno a lavorare. Serve investire anche sul trasporto pubblico: lo dico chiaro, senza incentivi non regge, eppure è un servizio essenziale. Ci sarebbero altre cose da aggiungere, ma abbiamo messo abbastanza carne al fuoco. Vorrei esortare il governo ad andare avanti, augurandomi però che possa dare risposte più forti, più incisive, più strutturate, maggiormente efficaci".

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