Coronavirus, un errore la riapertura degli esercizi commerciali da domenica prossima

I sindacati territoriali: "Vanifica il ruolo della chiusura per la sanificazione dei negozi e non permette il recupero psicofisico dei lavoratori particolarmente provati"

Con l’ultima ordinanza Regionale contro il Covid 19, che proroga e conferma fino al 3 maggio tutte le misure restrittive e di contenimento, si reintroduce l’apertura domenicale delle strutture del Commercio Alimentare nelle giornate di domenica 19 e domenica 26 aprile. Pur comprendendo ciò che sta alla base di tale decisione, ovvero la concomitanza, nell’arco delle due successive settimane, di due festività, 25 aprile e 1° maggio, nelle quali la chiusura è resa obbligatoria, riteniamo che tale decisione sia alquanto discutibile.

Discutibile perché vanifica il ruolo della chiusura domenicale non solo come momento di efficace messa in sicurezza dei punti vendita attraverso una sanificazione completa ed accurata degli stessi, ma soprattutto come momento di recupero psicofisico dei lavoratori. Lavoratori ai quali si riconosce un ruolo essenziale e di eroismo, ma che poi sono lasciati soli nel quotidiano.

Inoltre il panico da accaparramento risulta ormai alle spalle, mentre rimane ben presente la corsa all’acquisto esiguo e reiterato solo per avere una giustificazione per uscire di casa.

Proprio mentre si sta discutendo di una “fase 2” ponderata ed attenta sia alla ripartenza dell’economia che alla sicurezza di lavoratori, nonché dei cittadini tutti, ci pare una forzatura ripartire proprio da un settore che non ha mai chiuso e che ha resistito, in modo esemplare grazie al lavoro di coloro che non si sono sottratti al proprio dovere.

Non vorremmo che questo ingenerasse, come già accaduto in questi giorni, una sorta di momento liberatorio che purtroppo ha fatto sì che alcuni negozi di grandi catene distributive si sentissero in diritto di allentare il contingentamento in entrata del clienti. Ci preme la sicurezza degli addetti ma anche la sicurezza di chi si reca a fare la spesa in luoghi che, con decisioni di questo genere, potrebbero essere lasciati un po’ più soli.

In controluce rimane anche la preoccupazione che, a fronte di una pandemia che ha messo a nudo la fragilità di tutti, si intenda ripartire da vecchi ed ormai inefficaci e superati modelli organizzativi legati a stili di vita e di consumo che devono radicalmente e profondamente cambiare.

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