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Martedì, 7 Dicembre 2021
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Covid, terza dose e richiami: ecco chi dovrà farli

Non c’è accordo tra gli scienziati sulla necessità di un richiamo per tutti del vaccino contro il Covid

Che davvero stia arrivando una quarta ondata (i casi quotidiani sono in aumento) ancora non è chiaro, "con questo virus che cerca di aggirarci in tutti i modi", ma "qualunque cosa accada questo inverno, è più rassicurante affrontarla con l'85% di vaccinati", ha spiegato in un'intervista a Repubblica Sergio Abrignani, immunologo dell'università di Milano e membro del Comitato tecnico scientifico.

Come riportato da Today.it in Gran Bretagna si sta "già osservando un calo di efficacia dei vaccini", e "c'è probabilmente bisogno delle terze dosi, e non c'è nulla di strano. La maggior parte dei vaccini che conosciamo prevedono tre dosi. Adesso è giusto dare la precedenza a chi ha più bisogno, poi l'ulteriore richiamo potrà essere esteso a tutti" ha spiegato ancora Abrignani.

"L'85% di vaccinati senza obbligo sono un dato straordinario - aggiunge - Se, come spero, arriveremo al 90% entro l'anno, sarebbe un risultato stellare ed è possibile che presto arrivi l'autorizzazione anche per i bambini. Gli Usa hanno iniziato a rallentare già al 50%. Dei 6-7 milioni di persone che mancano da noi, la maggior parte può essere convinta", dice ancora. "Gli irriducibili con certezze paranoidi sono attorno a un milione, e con chi si nutre di false certezze non si può discutere".

Nonostante l’efficacia dei vaccini in uso resti alta contro la malattia severa, quella nei confronti del contagio scende nel tempo, tra i 6 i 9 mesi dopo la somministrazione. Quel che si sa per certo è che diminuiscono gli anticorpi e durante l’inverno la possibilità di contagio aumenta: per questo si sta programmando e somministrando già a certe categorie una terza dose o un richiamo.

C'è una differenza tra "terza dose" e "richiamo"? La terza dose ha lo scopo di completare un ciclo vaccinale negli immunodepressi, cioè quelle persone che non hanno risposto in maniera efficace alla prime due dosi. In sostanza, ci sono cicli vaccinali che, per funzionare, sono composti di tre dosi (o comunque di una dose in più). Il richiamo, invece, va fatto a distanza di almeno sei mesi dalla seconda dose. È di fatto un secondo ciclo vaccinale, che viene fatto dopo un certo periodo di tempo per riattivare la produzione di anticorpi.

In sintesi, la dose addizionale (terza dose) è una dose di vaccino che viene somministrata in aggiunta, a completamento del ciclo vaccinale primario, con l’obiettivo di raggiungere un adeguato livello di risposta immunitaria.

La dose "booster" è invece una dose di richiamo successiva al completamento del ciclo vaccinale primario, somministrata a distanza di un dato intervallo di tempo al fine di mantenere o ripristinare un adeguato livello di risposta immunitaria, in particolare in popolazioni connotate da un alto rischio, per condizioni di fragilità che si associano allo sviluppo di malattia grave, o addirittura fatale, o per esposizione professionale. La dose “booster” va somministrata dopo almeno sei mesi dall’ultima dose.

Altro discorso per la terza dose a distanza di sei mesi dal primo ciclo di vaccinazione. Il cosiddetto “booster”, riservato a una platea di circa tre milioni di persone. Tra questi ci sono persone di età superiore ai 60 anni, ospiti delle Rsa, medici e operatori sanitari. Si tratta della fascia di popolazione cui il governo ha deciso di dare priorità. "E con una media 56 mila somministrazioni distribuite ogni giorno, chiudere la campagna di richiamo entro l’anno appare un obiettivo più realizzabile", nota oggi la Stampa.

Non c’è accordo tra gli scienziati sulla necessità di un richiamo per tutti, invece, anche se si ipotizza che, con il tempo, verrà fatto. Il calendario delle terze dosi, invece, è quello indicato da Ema (l’Agenzia del farmaco europea) e applicato in Italia. In ordine di priorità: immunocompromessi, over 80, residenti nelle Rsa, personale sanitario, over 60 fragili.

La terza dose si è resa necessaria per l’arrivo della variante Delta o per il calo di efficacia vaccinale? Come spiega oggi il Corriere della Sera, la terza dose è stata anticipata a causa della Delta, "perché, essendo molto più trasmissibile, riesce a contagiare anche i vaccinati (con percentuali molto basse rispetto ai non vaccinati). Questo ha cambiato lo scenario. Probabilmente a un certo punto i richiami sarebbero stati comunque necessari, ma magari più avanti".

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