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Lunedì, 26 Settembre 2022
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Dispersione scolastica: a Parma e provincia tempo pieno per il 60% degli alunni

Save the Children, impegnata in prima fila dal 2012 nella prevenzione della dispersione scolastica e nel contrasto alla povertà educativa in Italia, chiede di investire il 5% del Pil per una scuola con tempo pieno, mensa, palestre

La campanella per la ripresa dell’anno scolastico in Italia e in Emilia Romagna non suona solo per studentesse e studenti, chiamati al ritorno in classe, ma riserva il suo tono più acuto e allarmante agli adulti e alla politica, per le debolezze di un sistema scolastico che, di fronte alle enormi sfide della crisi in atto, non è in condizioni adeguate per contribuire efficacemente ad invertire il ciclo negativo di povertà materiale ed educativa. Lo sostiene un rapporto di Save the Children. 

Solo nelle province del Centro e Nord Italia, ad esempio, il 50% almeno delle scuole primarie è provvisto della mensa scolastica, fondamentale per assicurare il tempo pieno, ma preziosa anche per garantire a tutti in bambini, soprattutto quelli in povertà assoluta, un’alimentazione corretta per lo sviluppo psico-fisico e uno spazio importante di socialità e relazione. A Parma il 63,4% delle scuole primarie sono dotate di mensa. Al 50,5% è garantito il tempo pieno, uno strumento essenziale per combattere la dispersione scolastica e promuovere l’apprendimento, in particolare nei contesti svantaggiati dal punto di vista economico. 

Se a livello nazionale la metà circa delle scuole primarie e secondarie di I grado hanno la palestra, un altro spazio fondamentale per la qualità dell’apprendimento e dello sviluppo psico-fisico, dal rapporto emerge che solo le province del Centro e del Nord eguagliano o superano la percentuale del 50%. Parma ha una percentuale del 39,3%. 

Già prima del conflitto in Ucraina, nel 2021, la povertà assoluta riguardava 1 milione e 382mila minori nel nostro Paese, il 14,2%, in crescita rispetto al 2020 (13,5%). Le conseguenze della crisi energetica e dell’impennata dell’inflazione, che ha un impatto maggiore sulle famiglie meno abbienti e con minore capacità di spesa (+9,8%, contro il +6,1% delle famiglie con livelli di spesa più elevati)[1], sono una grave minaccia e potrebbero sospingere rapidamente un numero ancora maggiore di minori nella povertà.  Ma l’impoverimento materiale di bambini, bambine e adolescenti, in crescita nonostante gli sforzi compensativi attuati per proteggere categorie e famiglie più esposte, non è che la cornice di un quadro ancora più preoccupante, se possibile, per il loro futuro: l’impoverimento educativo sconta ancora gli effetti di Covid e Dad, soprattutto tra i minori già in svantaggio socioeconomico. Il 9,7% degli studenti con un diploma superiore nel 2022 si ritrova in condizioni di dispersione “implicita”, cioè senza le competenze minime necessarie (secondo gli standard INVALSI) per entrare nel mondo del lavoro o dell'Università, mentre il 12,7% dei minori non arriva neanche al diploma delle superiori, perché abbandona precocemente gli studi. In Emilia Romagna il dato dell’abbandono si attesta al 9,9%, mentre in Sicilia si raggiunge la punta negativa con il 21,2%[2]. Anche il confronto con l’Europa è pesante, visto che l’incidenza della dispersione scolastica, nonostante i progressi compiuti, in Italia resta tra le più elevate in assoluto dopo quella della Romania (15,3%) e della Spagna (13,3%), ed è ben lontana dall’obiettivo del 9% entro il 2030 stabilito dalla UE. Il numero dei "Neet" nel nostro Paese, i 15-29enni che si trovano in un limbo fuori da ogni percorso di lavoro, istruzione o formazione, raggiunge il 23,1%, con la punta negativa del 36,3% in Sicilia, ed è addirittura il più alto rispetto ai paesi UE (media 13,1%), segnando quasi 10 punti in più rispetto a Spagna (14,1%) e Polonia (13,4%), e più del doppio se si considerano Germania e Francia (9,2%). Il dato in Emilia-Romagna raggiunge, invece, il 15,1%.

Queste sono alcune delle evidenze emerse nel nuovo rapporto “Alla ricerca del tempo perduto - Un’analisi delle disuguaglianze nell’offerta di tempi e spazi educativi nella scuola italiana” lanciato da Save the Children, l’Organizzazione internazionale da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini in pericolo e per garantire loro un futuro, in vista della riapertura delle scuole per il nuovo anno scolastico.

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