"Ecco come si vive al Pablo tra incendi e danneggiamenti, ora anche la sfrontatezza di entrare in chiesa"

Dopo gli ultimi episodi il piazzale è presidiato da polizia e carabinieri, parla Don Massimo (in foto): "Prima si limitavano a vandalizzare le cose, ora hanno offeso profondamente il senso religioso e la libertà delle persone"

Don Massimo, parroco della chiesa di piazzale Pablo

Dopo gli ultimi episodi di giovani e giovanissimi al quartiere Pablo abbiamo intervistato Don Massimo (in foto), il parroco della chiesa di piazzale Pablo che da qualche giorno è presidiato dalle forze dell'ordine, polizia e carabinieri. Alcuni ragazzini infatti sono entrati in chiesa durante la messa ed hanno interrotto la funzione religiosa. Ma il problema del disagio giovanile è molto più radicato, come confermato da alcuni cittadini del quartiere. 

Si può parlare di baby gang per quello che è successo al Pablo? 

"Non so se si possa parlare di baby gang ma sicuramente si sono verificati episodi molto spiacevoli e molto pesanti perchè sono andati a toccare la sensibiltà di molti cristiani che volevano partecipare all'eucarestia. Il problema principale è stata la sfrontatezza e l'arroganza di chi pensa che possa essere bello bloccare l'ingresso delle persone alla preghiera o prendendosi gioco delle persone e facendo cose che in ogni cultura sono intollerabili. C'è un disagio generalizzato nel quartiere e nella città; ci sono stati episodi simili in altri quartieri e nel centro della città. Il nostro Vescovo dice che il disagio non giustifica l'arroganza e l'illegalità. E' un emergenza politica, ma non partitica. In tanti questa settimana si sono manifestati. Io ho sempre detto che il problema è politico, nel senso etimologico del termine. Se io fossi un amministratore o un cittadino sarei preoccupato del futuro della nostra città. Sono consapevole che non esiste una soluzione: sicuramente non è militarizzare il quartiere e la città". 

Pablo tra disagio e possibili soluzioni: la videointervista a Don Massimo

Quali sono le possibili soluzioni al problema del disagio in questo quartiere? 

"Al Montanara per esempio c'è un'esperienza positiva, un centro civico che fa da aggregante per quella porzione di città e che funziona molto bene. Sono stati necessari 30 anni di lavoro per arrivare a questi risultati: vale la pena spendere energia per il futuro dei giovani e della città". 

C'erano già stati altri episodi di vandalismi nei pressi della chiesa?

"Si, le pallonate e le scritte ci sono da anni e lo sanno bene le forze dell'ordine, alle quali abbiamo presentato denuncia. Da queste finestre si vedono le inferriate divelte della Cappella della Madonna e le tracce di un incendio, fatto così senza motivo. Il degrado è evidente però quando si arriva a disturbare volontariamente alcune persone che decidono di professare la loro fede si arriva a superare i limiti con anche alcuni episodi gravi accaduti in chiesa, appena prima del suo inizio.

Parliamo di invasioni con il pallone, con le biciclette vicino all'altare: sono offese pesanti alle persone. Io sono qui da quasi tre anni ed ora si è arrivati alla sfrontatezza aperta: prima ci si limitava ai danneggiamenti delle cose. Se si fa un giro si vede tutto vandalizzato. Ora si è arrivati a ferire profondamente le persone. Non è primariamente una differenza di fede: non polarizziamo e non diamo la colpa ad alcuni ragazzi e ad alcuni genitori. Alcuni di loro sono preoccupatissimi per il futuro dei loro figli. In questo quartiere ci sono anche presenze massicce di stranieri non cristiani. C'è un deficit della cultura occidentale che non riesca a far percepire a questi ragazzi che ci sono cose fondamentali, come il rispetto dell'altro".

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