"Emergenza sanitaria: coronavirus, ma non solo"

"E’ già da qualche settimana - si legge in un intervento di Matteo Impagnatiello- che si cerca di contrastare e contenere l’emergenza legata al coronavirus. Il sistema sanitario sembra reggere. Ma l’emergenza non può essere affrontata con il personale sanitario sottorganico. La realtà, dati i numeri sempre più importanti di persone con patologie altrettanto importanti ricoverate tutte insieme, è che la situazione possa aggravarsi per l’organizzazione sanitaria. Il rischio di contagio al quale sono esposti gli operatori sanitari è alto, così come è alto il loro carico di lavoro. Per fare fronte a questo nuovo pericolo, non ci si può permettere di ridurre i livelli di assistenza delle altre patologie. Dopo aver soppresso 758 reparti in cinque anni e ben sapendo  che il Servizio sanitario nazionale è appena sufficiente a gestire l’ordinario, non si dimentichi dei pronti soccorso stracolmi, della riduzione dei posti letto, delle carenze di organico. E’ condizione imprescindibile procedere all’assunzione straordinaria di personale medico e paramedico, sia per gestire al meglio l’epidemia della covid-19, sia per avviare un piano straordinario per nuove assunzione.


Studi di associazioni del comparto sanità stanno ad indicare  la mancanza di ben 11.800 medici di famiglia e 16.500 medici specialisti, in special modo i medici dell’emergenza ed i pediatri. Mancano medici a tal punto, che alcune Regioni sono state costrette a ri-assumere medici in pensione. In Emilia-Romagna esiste il problema! Ma non mancano solo i medici. In Italia-ma anche nella regione Emilia-Romagna- vi è anche scarsità di infermieri, il cui numero è esiguo. In corsia, sono pochi gli infermieri in servizio, tant’è che ne servirebbero ulteriori 53.000, per garantire i livelli essenziali di assistenza ed evitare il burn-out del personale sanitario. Ed a Parma, cosa accade? Anche dai media locali, apprendiamo delle ferie sospese per il personale del reparto infettivologico, degli “stakanovisti della lotta al virus”, come qualche quotidiano ha titolato. Allora, tutto bene? All’Unione Generale del Lavoro, non pare. Il malessere, la tensione e la paura crescono, specialmente in una situazione già  delicata, che sta per diventare esplosiva. 
Gli effetti? I cittadini bisognosi di cure, ma anche i loro familiari, non vedono sempre soddisfatte le loro richieste; gli operatori sanitari si trovano costretti a lavorare in contesti sempre più complessi; più in generale, il benessere psico-fisico dell’intera comunità ne risente.


Il momento, seppure di criticità, può essere l’occasione giusta per soddisfare con coraggio e decisione i bisogni, ma non facendo leva sul personale già messo a dura prova. Per questo, anche a Parma, dicono che tutto va bene. 
Va tanto bene che il presidente Bonaccini tende la mano alla Lombardia. Sia chiaro: la solidarietà interregionale è un valore, se non si trascura la propria emergenza, che in Emilia-Romagna resta tale". 

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