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Epatite B: l’Ospedale di Parma al congresso mondiale di Parigi

L’esperienza del Maggiore nella lettura magistrale a cura di Paola Fisicaro, dottoressa dell’Unità Operativa di Malattie infettive

I maggiori esperti del settore si sono radunati al congresso mondiale ”International HBV Meeting 2022” per discutere delle più recenti terapie a disposizione dei pazienti colpiti dall’epatite B e dei meccanismi d’azione del virus HBV. Una patologia che vede oltre 250 milioni persone al mondo a rischio di sviluppare patologie gravi del fegato.

Parma c’era con la presenza della ricercatrice Paola Fisicaro, invitata a Parigi in rappresentanza dell’intero gruppo di ricerca di Malattie infettive dell’Azienda Ospedaliero Universitaria, guidato dal professor Carlo Ferrari per tenere la lettura magistrale dedicata alle alterazioni metaboliche dei linfociti T.

“Il virus dell’epatite B convive con l’organismo umano da migliaia di anni e quindi ha sviluppato strategie di persistenza molto sofisticate - spiega Paola Fisicaro – quello che abbiamo fatto nel nostro laboratorio è stato indagare sui difetti responsabili del mal funzionamento dei linfociti T HBV-specifici, una delle principali popolazioni cellulari del sistema immunitario deputata a difenderci dalle infezioni”.

Il gruppo di ricerca di Parma, che segue attualmente oltre 800 pazienti, da molti anni è impegnato a studiare quali interventi si possano attuare per ripristinare una difesa immunitaria efficace. Ad oggi, oltre al vaccino utile a prevenire l’infezione, esistono diverse terapie antivirali per il trattamento dell’epatite B ma non rappresentano una cura definitiva. Proprio in quest’ottica, la ricerca scientifica si sta adoperando per trovare nuove terapie efficaci.

“Stanno per partire nel nostro Ospedale tre grandi studi – spiega il professor Carlo Ferrari, direttore dell’Unità Operativa di Malattie infettive dell’Ospedale - uno completamente ideato dai ricercatori del reparto da me diretto e finanziato dalla Regione Emilia-Romagna e gli altri due progetti finanziati dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Horizon 2020, denominati IP-cure-B e TherVacB”. Questi progetti si inseriscono in un contesto internazionale che unisce gruppi di medici e ricercatori francesi, tedeschi, inglesi, spagnoli e greci. Lo sviluppo di nuove future strategie terapeutiche è infatti il risultato dell’aggregazione di competenze scientifiche differenti nel campo dell’immunologia, della virologia e della biologia molecolare. “Siamo molto orgogliosi di partecipare a questi progetti, un passo avanti nella ricerca per il trattamento di questa patologia – conclude Carlo Ferrari – una importante opportunità per i pazienti della nostra area geografica ma anche dei pazienti provenienti da altre regioni italiane”.

Che cos’è il virus HBV dell’epatite B

È una malattia del fegato causata dall’infezione appunto del virus dell’epatite B, detto anche HBV. Può avere un decorso acuto con guarigione spontanea, oppure può diventare cronico con persistenza del virus all’interno dell’organismo. Il virus si trasmette attraverso il contatto diretto con il sangue o altri liquidi biologici dell’organismo in cui sia esso presente. Oggi la trasmissione può avvenire alla nascita dalla madre infetta al figlio, per via sessuale, in soggetti non sufficientemente protetti dalla vaccinazione oppure attraverso le pratiche estetiche come tatuaggi e piercing.

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