rotate-mobile
Domenica, 19 Maggio 2024
Attualità Felino

I lavoratori in cassa integrazione per la peste suina

Trecentocinquanta persone impiegate presso il salumificio La Felinese

La Felinese, storico salumificio con sede a Felino, ha chiesto la cassa integrazione per i suoi 350 dipendenti. Una doccia fredda per i lavoratori, che nelle scorse settimane avevano ricevuto rassicurazioni sulla possibilità che il ritrovamento di un cinghiale infetto avrebbe avuto ricadute occupazionali. E' la prima richiesta di cassa integrazione per i lavoratori in seguito all'emergenza della pesta suina. 

A metà dello scorso mese l'animale con la peste suina è stato rinvenuto a Fornovo, in seguito la Zona di restrizione 2 è stata allargata alle aree di Collecchio, Sala Baganza e Felino. Secondo le norme, nessun salume con una stagionatura inferiore ai 400 giorni può uscire da quel territorio e quindi non può essere esportato in Canada, Stati Uniti o Giappone, alcuni dei Paesi con cui La Felinese esportava i suoi prodotti. Come sottolineato dall'amministratore delegato Cesare Baratta al Sole 24 Ore, oltre il 50% delle esportazioni dell'azienda sono dirette verso il Nordamerica. Invece, tutti e cinque gli stabilimenti della Felinese si trovano dislocati all'interno dell'area di restrizione. 

"Abbiamo previsto l’intervento dell’esercito - ha sottolineato il Ministro dell'Agricoltura Lollobrigida a Cibus - e della protezione civile ma c’è un altro lavoro da fare per invertire lavoro in Europa perché se c’è un cinghiale infetto nel raggio di alcuni km non esporti più: è sbagliato. Va fatto un lavoro a livello europeo e stiamo lavoriamo con altre nazioni per raggiungere un accordo".

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I lavoratori in cassa integrazione per la peste suina

ParmaToday è in caricamento