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Mercoledì, 17 Agosto 2022
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Femminicidio di Anastasia Rossi: la Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati sostiene il figlio 14enne

Dieci i nuovi casi accolti su segnalazione dei sindaci e 92.500 euro di contributi. Oltre 200mila euro erogati nei primi sei mesi del 2022

Anastasia Rossi, 34 anni di Borgo Val di Taro, Gabriela Renata Trandafir, 46 anni e sua figlia Renata, 22 anni di Castelfranco Emilia (Mo), Angela Avitabile, 59 anni di Rimini. Tutte morte, uccise dal proprio compagno in modo brutale e senza alcuna giustificazione.

E poi una violenza sessuale, cinque casi di gravissime violenze e maltrattamenti in famiglia e la rapina a danno di una donna anziana. 

Solo e sempre violenza di genere, solo donne, per i dieci nuovi casi accolti, su segnalazione dei sindaci, dal Comitato dei Garanti della Fondazione emiliano-romagnola per le vittime dei reati nel corso dell’ultimo incontro, il terzo da inizio 2022. 

Un triste elenco che fa salire a cinque i femminicidi sostenuti dalla Fondazione nel primo semestre di quest’anno, l’equivalente di quelli dell’intero 2021. 

Per un impegno complessivo di 92.500 euro e un totale di 205mila euro di aiuti erogati in soli sei mesi, di cui la Regione si è fatta carico aumentando il proprio contributo da 150mila euro nel 2021 a 250mila nel 2022. 

E una riflessione amara: la Fondazione, che nasce con l’intento di sostenere le vittime di tutti i reati gravi, oggi di fatto si occupa nella stragrande maggioranza dei casi di donne vittime di violenza.

I nuovi casi di femminicidio 

Il primo caso di femminicidio accolto dalla Fondazione risale al 2020 ed è quello di Anastasia Rossi, uccisa a 34 anni dal marito che le ha sparato e si è poi suicidato con il proprio fucile da caccia a Borgo Val di Taro, nel parmense: non accettava il percorso di separazione intrapreso dalla coppia. La richiesta di sostegno è arrivata ora alla Fondazione che ha deciso di aiutare il figlio superstite, allora 14enne e oggi affidato e cresciuto dai parenti della vittima. 

Il secondo caso riguarda il duplice femminicidio di Gabriela Renata Trandafir e della figlia Renata, rispettivamente di 46 e 22 anni, uccise il mese scorso, il 13 giugno, a Castelfranco Emilia, nel modenese, dal marito: non accettava l’imminente separazione. 

Qui la Fondazione sosterrà il figlio minorenne della donna, che ha assistito al delitto cercando di proteggere la madre con il proprio corpo. 

Il terzo femminicidio è quello di Angela Avitabile, 59 anni, uccisa a Rimini dal marito che era seguito dal centro di igiene mentale dell’Ausl locale e che la donna aveva già denunciato per violenze almeno tre volte dal settembre 2021. Il sostegno è stato deliberato a favore dei tre figli della donna, che a seguito dell’evento hanno perso la madre e dovuto affrontare spese rilevanti. 

Gli altri casi 

Gli altri sei casi riguardano violenze e maltrattamenti in famiglia, la rapina di una donna anziana che ha riportato gravi conseguenze fisiche e psicologiche dall’assalto di uno sconosciuto e una violenza sessuale, segnalati dai sindaci dei Comuni di San Mauro Pascoli (FC), Modena, Rimini, Mesola (FE) e Bologna. 

La Fondazione opera sempre in stretta relazione e sinergia con i Centri anti-violenza e con i servizi sociali del territorio, e l’aiuto erogato contribuisce nei modi più disparati al percorso di uscita dalla violenza delle donne e dei loro figli. È importante infine sottolineare come la Fondazione si muova proattivamente contattando i familiari delle vittime, in particolare proprio nel caso dei femminicidi, reati che travolgono le vite non solo di chi perde la propria, ma anche di chi sopravvive.  

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