La crisi degli Istituti penitenziari di Parma: "Personale diminuisce, i detenuti no"

FP CGIL Parma: "Si tenga alta l'attenzione sul carcere anche dopo la cerimonia"

Oggi, 26 febbraio 2019, gli Istituti di Pena di Parma vengono intitolati agli eroi della resistenza Italiana, gli Agenti di custodia Giuseppe PATRONE, Enrico MARCHESANO e Gennaro CAPUANO, già insigniti della medaglia d'oro.

In servizio alle Carceri giudiziarie “San Francesco” di Parma, Capuano, Marchesano e Patrone operavano nelle file della Resistenza parmense. Durante la lotta di Liberazione si prodigarono nell’aiutare i detenuti politici sottoposti a trattamento disumano. Scoperti da una spia nazi-fascista infiltrata tra i detenuti, furono arrestati e sottoposti a feroci sevizie. Il 19 agosto 1944, a sei giorni dall’arresto, furono portati all’alba nel cortile del carcere e fucilati da un plotone di esecuzione composto dai loro stessi colleghi, costretti dalle autorità della Repubblica Sociale Italiana. Un secondo plotone, denominato “Battaglione della Morte”, venne posizionato alle spalle degli Agenti, pronto ad aprire il fuoco su di essi se non avessero eseguito l’ordine. Gli ausiliari, infatti, si rifiutarono di sparare, tanto che intervenne il responsabile del servizio d’ordine all’interno del carcere per obbligarli a compiere l’odioso gesto. I momenti dell’esecuzione furono struggenti: le ultime parole di Giuseppe Patrone, rivolto ai colleghi costretti ad assistere all’esecuzione, furono: “Coraggio, dite a mio figlio che muoio per un’idea”.

La FP CGIL Polizia Penitenziaria partecipa con commozione alla cerimonia per il riconoscimento del giusto tributo ai tre giovani eroi meridionali che, per indossare la divisa, lasciarono il loro paese e migrarono al Nord, affinché il loro nobile sacrificio ricordi quanto è ancora impervia la strada che conduce alla salvaguardia dei principi della solidarietà e dell'etica lavorativa.

Ma l'auspicio del sindacato e dei colleghi èanche che l'Amministrazione Penitenziaria continui a tenere alta l'attenzione sul carcere di Parma, anche dopo la suddetta cerimonia, considerato, ad esempio, che dal mese di marzo 2019, a seguito del piano mobilità,  la pianta organica del personale subirà una drastica riduzione soprattutto nelle per le figure di Dirigente d’istituto penitenziario: 1 solo sui 3 previsti; Funzionario del Corpo di Polizia Penitenziaria: 1 solo sui 4 previsti; Sottufficiali: 26 sui 141 previsti di cui solo 18 effettivamente presenti in sede.

Il quadro delineato, determinerà un’inevitabile ricaduta nel breve termine sul corretto funzionamento di un Istituto Penitenziario estremamente complesso, sia per il personale di Polizia Penitenziaria, che custodisce detenuti appartenenti ai più svariati circuiti detentivi: comuni, alta sicurezza, 41bis, minorati fisici, paraplegici e ricoverati presso la struttura ad alta intensità, sia per il personale sanitario e tecnico dell'AUSL che a questi detenuti deve prestare assistenza.

I carichi sono infatti destinati a peggiorare ulteriormente con la prossima apertura del nuovo padiglione detentivo che amplierà la capienza ricettiva dell'Istituto di ulteriori 200 posti letto con un aumento a circa 800 persone che necessiteranno di assistenza e sorveglianza.

È per tutto quanto esposto che il sindacato di categoria sente il dovere di denunciare le scelte opinabili dell’Amministrazione Penitenziaria, che produrranno un aumento del 170% della popolazione detenuta presente e, conseguentemente, delle attività trattamentali, a fronte della contestuale presenza di appena il 13% dei quadri verticistici aziendali necessari per il raggiungimento degli obiettivi costituzionali.

Si chiede pertanto ai referenti politici locali di farsi promotori di ogni idonea iniziativa concreta affinché si ponga rimedio alla gravissima situazione rappresentata.

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