Martedì, 23 Luglio 2024
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I bambini cresceranno di meno per colpa dell'inquinamento

L'esposizione alle sostanze che modificano il sistema endocrino nei primi mille giorni di vita può avere effetti importanti sullo sviluppo e l’altezza dei bambini

Gli interferenti endocrini sono sostanze inquinanti come ftalati, bisfenolo, pfas e perclorati, in grado di modificare il funzionamento del nostro sistema endocrino, la complessa rete di ghiandole e di ormoni che regola la maggior parte delle attività del nostro organismo. Nonostante leggi sempre più stringenti in materia, gli interferenti endocrini sono contenuti in una miriade di prodotti di uso quotidiano, e non se ne conoscono ancora appieno gli effetti sull’organismo umano. Per questo, bisognerebbe fare il possibile per tenersene alla larga e per proteggere i più piccoli dai loro effetti, soprattutto in una fase critica come i primi mille giorni di vita, durante i quali possono interferire con il normale sviluppo e la crescita staturale (l’aumento di altezza), con effetti che possono accompagnar i bambini per tutto il resto della vita. A ricordarlo è stato Sergio Bernasconi, Ordinario di Pediatria, già Direttore delle Cliniche Pediatriche delle Università di Modena e Parma, durante un recente “Symposium sulla Medicina dei Sistemi” che si è tenuto presso la statale di Milano.

Interferenti endocrini

Gli interferenti endocrini sono sostanze chimiche comuni nei prodotti industriali, come plastica, materiali di costruzione, cosmetici, pesticidi, contenitori di cibi e prodotti di uso comune. Ad accomunarli non è la formula chimica o la provenienza, ma piuttosto l’effetto che hanno sulla nostra salute: la capacità, cioè, di interferire con il funzionamento del sistema endocrino, comportandosi in modo simile agli ormoni normalmente presenti nel nostro organismo, o impedendogli in vario modo di svolgere i loro compiti. 

Secondo la Endocrine Society americana esistono circa 85mila composti chimici prodotti dall’uomo, e di questi un migliaio o più potrebbero essere interferenti endocrini. Tra i più noti e studiati ci sono le atrazine (contenute in alcuni diserbanti), il bisfenolo A (o Bpa) usato nella produzione di plastiche e resine epossidiche, la diossina, gli Pfas e gli ftalati. I loro effetti nell’uomo sono ancora in fase di studio, ma ci sono prove che in caso di esposizione elevata possano aumentare il rischio di sviluppare patologie riproduttive, diabete e forse persino alcune tipologie di cancro. 

Nei bambini

Se per gli adulti i rischi, almeno in caso di esposizione a quantità ridotte di queste sostanze, sono relativamente contenuti, nei più piccoli la situazione si fa più critica, perché il loro organismo è ancora in fase di sviluppo e il sistema endocrino è uno dei principali regolatori della crescita. L’esposizione agli interferenti endocrini potrebbe quindi determinare patologie di vario tipo nei bambini e, in particolare durante i primi mille giorni di vita, interferire con il normale sviluppo fisico e neuropsicologico, e creare una predisposizione a malattie cardiovascolari e metaboliche che si manifesteranno successivamente da adulti. 

“Abbiamo a disposizione dati sperimentali, grazie ai quali possiamo dire che questi interferenti endocrini possono alterare il sistema GH-IGF-1 nel bambino”, ha spiegato Bernasconi, in riferimento a uno dei principali sistemi che regolano l’aumento di statura nel corso dell’infanzia. “Lo stiamo valutando anche dal punto di vista clinico, in particolare in quello che sappiamo essere il momento più delicato e importante della vita di un essere umano, cioè i primi mille giorni di vita. È stato infatti segnalato che in neonati nati prima del termine e di basso peso, il sistema GH-IGF-1 non è completamente efficiente. Anche nella vita post-natale inoltre esistono segnalazioni di rapporto tra interferenti endocrini e crescita staturale”.

I rischi – sottolinea l’esperto – non derivano solamente dall’esposizione diretta dei neonati agli interferenti endocrini, ma anche dai comportamenti materni nel corso della gravidanza: molte di queste sostanze infatti possono attraversare la placenta ed entrare in contatto con il feto, iniziando così ad espletare i loro effetti dannosi ancor prima della nascita. Trattandosi di sostanze praticamente ubiquitarie nei prodotti industriali, è difficile tenersene completamente alla larga. Ma in tema di prevenzione anche un piccolo passo può fare la differenza, e quindi preferire materiali e prodotti naturali, in gravidanza e nei primi mesi di vita dei neonati, può essere probabilmente consigliabile.

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