Venerdì, 24 Settembre 2021
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Il paradosso del green pass, ristoratori 'poliziotti': ma non possono chiedere la carta d'identità

La confusione del Governo sulle regole, i gestori devono chiedere il certificato ma non i documenti: scatta il rischio falsificazioni

Dopo le proteste sul green pass e in particolare sulle modalità di verifica della certificazione verde Covid-19 da parte dei titolari dei locali in cui è previsto l'obbligo dal 6 agosto scorso, la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese ha dichiarato che "il rispetto delle regole è importante" e non ha escluso "controlli a campione nei locali insieme alla polizia amministrativa". Tuttavia, ha ribadito che saranno i titolari a dover controllare che i clienti abbiano il certificato verde, anche se "non potranno chiedere loro la carta d'identità". Questo potrebbe aprire le porte alle falsificazioni: se il gestore non può controllare il documento di identità una persona potrebbe mostrare un green pass non suo per entrare. 

Lamorgese ha poi concluso: "Non si può pensare che l'attività di controllo venga svolta dalle forze di polizia", perché ciò "significherebbe distoglierle dal loro compito prioritario, che è garantire la sicurezza. Al riguardo è in via di preparazione una circolare". Lamorgese ha dichiarato che andare al ristorante con il green pass "è come andare al cinema e mostrare il biglietto". Gli esercenti "non sono tenuti a chiedere la carta d'identità, e faremo una circolare come Viminale per spiegare che non sono tenuti a farlo.  Nessuno pretende che gli esercenti chiedano i documenti, i ristoratori non devono fare i poliziotti". In serata, fonti del Viminale citate dall'Ansa hanno ribadito che "le forze di polizia sono pienamente impegnate per garantire il rispetto delle regole sull'utilizzo del green pass. L'attuazione dei controlli rappresenta un passaggio delicato, in quanto ha l'obiettivo primario di tutelare la salute pubblica".

In attesa della circolare promessa da Lamorgese per fare chiarezza, è un fatto che il governo ha cambiato in corsa le regole sui controlli del certificato Covid-19, creando confusione. Cosa è successo? Il controllo dei green pass degli avventori era stato prima riservato "in toto" agli esercenti, poi dal sito Dgc.gov.it è scomparsa la possibilità di verificare il documento d'identità da parte dei gestori di bar e ristoranti. Ora potranno e dovranno farlo soltanto le forze dell'ordine, con controlli a campione sull'autenticità del certificato. Il gestore del locale non dovrà controllare che le generalità del cliente corrispondano con quelle della certificazione verde. 

Prima dell'intervento della ministra dell'Interno, il governo Draghi aveva specificato che per i trasgressori le multe previste vanno da 400 a 1.000 euro sia a carico dell'esercente sia del cliente. Nel caso la violazione fosse reiterata, tre volte in tre giorni diversi, l'esercizio commerciale potrebbe essere chiuso da uno a dieci giorni. Saranno dunque necessari i controlli per verificare la validità e l'autenticità dei certificati sia in versione cartacea che digitale.

Saranno effettuati tramite la app VerificaC19, sviluppata dal ministero della Salute per il tramite di Sogei. L'app può essere utilizzata solo dai soggetti "verificatori", cioè chi è deputato al controllo delle certificazioni verdi, e gli organizzatori di eventi e attività per partecipare ai quali è prescritto il possesso della medesima certificazione, nonché i pubblici ufficiali nell'esercizio delle relative funzioni. Questa app consente di leggere il QR code delle certificazioni verdi e mostra graficamente al verificatore l'effettiva autenticità e validità del pass, nonché il nome, il cognome e la data di nascita dell'intestatario. Il processo di utilizzo dell'app, secondo le disposizioni del governo, si articola nelle seguenti fasi:

il verificatore richiede la certificazione all'interessato, il quale mostra il relativo QR code (in formato digitale oppure cartaceo);
l'app legge il QR code, ne estrae le informazioni e procede con il controllo di autenticità tramite la verifica della firma digitale e poi mostra graficamente al verificatore l'effettiva autenticità e validità del pass della certificazione; su richiesta del verificatore, l'intestatario esibisce anche un proprio documento di identità in corso di validità ai fini della verifica di corrispondenza dei dati anagrafici presenti nel documento con quelli visualizzati dall'app.

Se il green pass è valido comparirà una spunta verde, il nome e cognome della persona e la data di nascita. Il controllo verrà completato verificando con il documento di identità. Questa app sarà quindi in grado di rilevare anche se il green pass non è valido, perché falso, o non ancora attivato, o scaduto, o ancora perché in quel momento non sono ancora passati 15 giorni dalla somministrazione della prima dose di vaccino. Tutti i dati sensibili contenuti nel green pass non saranno memorizzati dall'app nel rispetto della privacy.

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