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Lunedì, 6 Dicembre 2021
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Il virus non spaventa il presidente della Tep: "Avremo 30 corse in più "

Roberto Prada: “C’è un ricambio d’aria veloce, la gente si aspetta di vedere autobus vuoti, ma questo non accadrà. Le limitazioni sui mezzi di trasporto esistono solo in Italia”

Con la riapertura delle scuole ormai prossima, il rientro in classe degli studenti e l'organizzazione dei trasporti, il presidente di Tep, Roberto Prada, fa il punto della situazione legata alla capienza dei bus, certificata all'80%. Per garantire il rispetto delle norme e la corretta funzionalità del piano sicurezza, Tep aumenterà la copertura con 30 corse aggiuntive.

Presidente, previsioni in vista della riapertura?

"Molto buone. Siamo sereni. Abbiamo aumentato il numero di corse. Ce ne saranno trenta in più".

Ci sono polemiche intorno ai mezzi di traspoto pubblico, come risponde?

"Il tema della capienza dei mezzi esiste solo in Italia. In Paesi come Germania, Francia, Regno Unito e Spagna non è prevista alcuna limitazione alla portata dei mezzi pubblici".

Perché?

"C'è un un veloce ricambio d’aria, tra due minuti e mezzo e tre minuti,  quindi gli altri comitati tecnici scientifici nei vari Paesi ritengono necessario esclusivamente indossare una mascherina.  Questa normativa non è stata contemplata da noi, hanno fatto altre scelte".

Prima parlava di corse in più. Ci può spiegare?

"Avremo - rispetto all'anno scorso - uno sforzo inferiore. Di questi periodi nel 2020 era prevista una capienza del 50%, quest'anno abbiamo deciso di investire su più mezzi. Circa trenta. Oggi in città e lungo il territorio si vedranno mezzi più pieni, ma quest’anno non abbiamo nessuna preoccupazione, visto che la portata sui mezzi pubblici è stata ufficializzata all'80%. Non c'è timore di non rispettare le normative vigenti in Italia".

E allora cosa la preoccupa maggiormente?

"L’unica fonte di preoccupazione è il primo mese di inizio dell'attività scolastica. Gli orari non sono ancora sono ancora fissati, chiaramente non per colpa delle scuole. Non sono ancora state attribuite tutti gli insegnanti nelle sezioni, e non sono ancora state organizzate le classi. Di conseguenza diventa un po’ difficile calibrare il servizio. Quindi potremmo avere situazioni di uscite di studenti in orari non previsti e di conseguenza diventa un po’ difficile calibrare il servizio. Però superate queste prime settimane, siamo sicuri di non avere problemi. Inoltre i numeri sono ampiamente noti e conosciuti, una volta che le cose si sono registrate andremo a regime".

Ci saranno ancora degli steward sui bus?

"Noi pensavamo, magari per il primo periodo, di mettere delle persone che abbiano un ruolo più informativo sulle possibili corse alternative o tratte utilizzate dagli studenti, magari prendono corse più sature e hanno bisogno di essere guidati. Nei mesi più pieni avremo una trentina di corse in più rispetto alle corse abituali".

Quindi il problema dei mezzi di trasporto non esiste?

"Tep in epoca pre-Covid raggiungeva una saturazione massima dei mezzi in orario di punta, con l'81, 82, 83%. Una saturazione media? Contemplata al 55%. Non servono tantissime corse in più, visto che hanno ufficializzato la capienza all'80%. Il fatto che le persone si aspettino un mezzo vuoto per un quinto, beh, è un cliché nostro. E' un discorso nostro. Un mezzo di 12 metri comprenderebbe 100 persone o più. Quindi è chiaro che un mezzo che ha una portata dell'80% venga percepito come pieno. Le persone si aspettano di vedere i mezzi vuoti, ma saranno pieni come in epoca pre-Covid, quando non veniva raggiunta la saturazione completa. La presenza di gente sugli autobus viene vista come una soluzione cautelativa, ma non è così".

Ci spieghi.

"In altri Paesi non ci sono limitazioni, solo in Italia. In Germania sono più pratici, non hanno disposto nessuna limitazione alla capienza di mezzi. Perché c'è un apertura continua delle porte, si viaggia a velocità ridotte e i finestrini sono aperti. Su 100 contagi, ad esempio, ogni 100mila abitanti, è obbligatoria solo la FFP2, che riduce del 25% la possibilità di contagi. In Italia non è stato contemplato questo ragionamento, neanche è stato dichiarata una cosa del genere. Si adottano soluzioni con un'utilità tutta da dimostrare, a costi altissimi e di difficile riuscita, mentre altrove con costi bassi e semplici da seguire ci si trova meglio. Si vanno a cercare regole per la collettività, con un'utilità a tutela dei cittadini".

Che anno si aspetta?

"Dal punto di vista aziendale abbiamo il rischio di avere problemi maggiori, rispetto all'anno scorso. Superiori all’anno scorso. Durante il servizio, nel 2020, i contributi sono stati riconosciuti. Quest'anno c'è un bisogno più basso, ma il servizio viene garantito lo stesso e la situazione per assurdo sarà ancora peggiore rispetto al 2020. Dovremmo capire i contributi che arriveranno fisicamente. Continuiamo ad erogare il servizio con tutte le aggiunte del caso, ma abbiamo domande più basse. Andiamo avanti con l'indebitiamo con il sistema bancario". 

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