La barista in lockdown: "Da 2 mesi senza lavoro né cassa integrazione, cosa do da mangiare ai miei figli?"

Intervista ad una delle due lavoratrici che hanno protestato davanti al Duc

La fase 2 dell'emergenza coronavirus è alle porte. Da domani, lunedì 4 maggio, apriranno alcune attività mentre altre, come per esempio i bar e i ristoranti, rimarranno chiuse. In conseguenze del blocco di questi due mesi la crisi avanza e tante famiglie parmigiane si stanno trovando, in questi giorni, in situazioni di estrema difficoltà.

Barbara Pasquali è una della due bariste che l'altro giorno hanno messo in atto una protesta davanti al Duc. "Io posso mangiare anche una volta al giorno ma i miei figli no" sottolinea la lavoratrice che, a partire dal 9 marzo quando il locale in cui lavora è stato costretto ad abbassare le saracinesche, sta aspettando la liquidazione della cassa integrazione. 

Fino all'8 marzo lavorava come dipendente in un bar di Parma

"Il 9 marzo sono state abbassate le saracinesche del bar di Parma in cui lavoro. Da quel momento siamo state messo in cassa integrazione straordinaria ma non abbiamo ancora visto un euro. Vorrei chiarire che invece gli stipendi invece sono stati pagati sempre regolarmente. Al 30 aprile i soldi per la cassa integrazione straordinaria ancora non ci sono ancora arrivati".  

Molti lavoratori hanno difficoltà ecomomiche dovute al blocco: come dovrebbe intervenire lo Stato? 

"Lo Stato dovrebbe dare almeno un minimo contributo economico per garantire le cose essenziali. Con i buoni spesa che sono stati consegnati è possibile acquistate generi alimentari solo in alcuni supermercati, come Coop ed Esselunga dove i prezzi sono più alti. Nei discount non si possono usare: inoltre non si possono acquistare cose essenziali come la carta igienica e il dentifricio". 

I bar dovrebbero riaprire il 1° giugno. Come vede il suo futuro? 

"Spero che aprano anche prima. Il mio futuro lavorativo lo vedo nero: lavoro come barista da vent'anni e per la prima volta non riuscirò a pagare l'affitto dell'abitazione e le bollette. Non riuscirò nemmeno ad arrivare a metà mese. Dopo tanti anni che faccio il mio lavoro ho uno stipendio dignitoso che ho sempre usato per le spese: ora la cassa integrazione non ci è ancora arrivata. Ho paura soprattutto per i miei figli: quando il lupo non riesce più a dare da mangiare ai suoi cuccioli è un grosso problema. Quando vado a dormire penso: ma domani mattina io mi sveglio e bevo un caffè a casa ma mio figlio? Io posso anche mangiare una volta al giorno con poco ma i ragazzi? Loro mangiano tre volte al giorno. Quando si fa sentire la fame è finita. Non vedo un bel futuro per i dipendenti e anche i titolari di bar, che stanno cercando -nonostante tutto- di pagare l'affitto". 

Quali aiuti le sono arrivati dalla Regione e dallo Stato?

"Mi è arrivato il pacco della Protezione Civile: è stato un gesto molto bello. A Parma ci sono tante altre persone che hanno bisogno: l'ho ricevuto il giorno dopo la protesta. Almeno per una settimana farò il ruolo da mamma e porterò quel cibo ai miei figli. Ho ricevuto i buoni spesa da 320 euro per me e i miei due figli, per due settimane. Ho sempre lavorato e pagato le tasse a quello Stato che ora ci ha chiuso in casa, senza permetterci di avere un pò di dignità. Se ogni persona deve arrivare a fare quello che abbiamo noi il Comune si dovrebbe iniziare a preoccupare. 

Molti stanno zitti perchè hanno paura ma non ci abbandonate, la gente si sta arrabbiando, la gente inizierà a scendere in piazza, io personalmente se la situazione non cambierà mi metterò davanti al Comune in macchina a dormire. io amo il mio lavoro: non ci dobbiamo vergognare di chiedere i nostri diritti". 

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