La rabbia di Bosi: "Basta complottismi, vi dico cosa significano quei numeri per me..."

"Non accetto in alcun modo che si scriva che i morti poi non sono molti più del passato e che si poteva fare a meno di prendere decisioni così drastiche"

"I numeri non sono solo numeri". Il vicesindaco Marco Bosi dal suo profilo Facebook pubblica un grafico che mostra l'andamento della curva epidemiologica del contagio, con un focus sul numero dei decessi a Parma. "Ho deciso di pubblicare questo grafico perché sono stanco. Stanco di leggere articoli e post complottisti in cui si mette in dubbio la veridicità dei morti da coronavirus. Quelli che vedete sono i dati dei decessi nel Comune di Parma da inizio febbraio (quindi ben prima del primo morto in città che risale al 26 di febbraio) ad oggi. I morti tengono conto non solo dei residenti deceduti, ma di tutti i morti sul territorio comunale, compreso l'ospedale, quindi includendo anche parte dei residenti nella provincia. I dati  - prosegue Bosi - inoltre tengono conto di tutti i decessi, senza distinzione covid o non covid, per evitare la discussione se un morto con più patologie sia da imputare o meno al covid. Potete vedere che in una situazione di normalità siamo poco sotto i 10 decessi al giorno. La media mobile a 10 giorni (linea rossa) ha superato i 30 in marzo, con picchi di singoli giorni spaventosi".

Il discorso si sposta poi sul significato che quei numeri hanno, soprattutto nel periodo del picco: "Molti di voi probabilmente ci vedono una linea, io ci vedo le telefonate con Sindaco, Protezione Civile, Ospedale, Onoranze Funebri, Servizi Cimiteriali, Forno Crematorio, per capire come fare a gestire le salme che si accumulavano. Giornate in cui si tentava disperatamente di dare una risposta a chi chiedeva una fine dignitosa al proprio caro estinto. Settimane terribile, in cui le salme si accumulavano nei magazzini, molte più di quante ne riuscissimo a gestire. Familiari costretti a fare 200km per trovare un forno che avesse spazio per cremare il proprio caro".

La chiosa è dedicata ai risultati del lockdown: "Oggi le cose vanno meglio. Non scrivo "fortunatamente" perché non si tratta in alcun modo di fortuna. E' l'effetto delle misure regionali e nazionali, è l'effetto del lockdown che ancora qualcuno ha il coraggio di mettere in discussione. Si poteva fare meglio? Certamente, come sempre. Ma non accetto in alcun modo che si scriva che i morti poi non sono molti più del passato e che si poteva fare a meno di prendere decisioni così drastiche. No, non si poteva. E ora dipende solo da noi, dalla nostra responsabilità fare in modo di non avere nuovamente così tante bare in attesa da non sapere come fare. Perché quelle sono persone, non numeri". 

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