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La storia di Nicola e Mohamed: un’amicizia internazionale

Il progetto Tutor di Ciac è un successo nonostante il Cornavirus

 “Nicola è come un fratello per me – dice Mohamed - Mi sta aiutando tantissimo”. “Sono contento di averlo conosciuto – gli fa eco Nicola - È una cosa che mi ha fatto sentire speciale”. Bastano queste parole, pronunciate da un giovane migrante somalo e da un ragazzo parmigiano, per spiegare cosa sono e come funzionano i tutor per l’integrazione, un progetto di Ciac Parma che si pone l’obiettivo di creare relazioni vere tra italiani che hanno voglia di mettersi in gioco e richiedenti asilo o rifugiati che abbiano necessità di costruire delle reti sociali.

Nonostante il periodo di chiusura dovuto al Coronovirus, il percorso promosso dell’associazione parmigiana non si è mai fermato, anzi è stato rilanciato ottenendo una grande adesione e di coinvolgimento, seppur nel pieno rispetto di tutte le regole. A certificarlo ci sono i numeri: oltre trenta tutor attivati negli ultimi mesi, ma anche le tante storie che dicono quanto questo sistema possa portare a importanti risultati in fatto di integrazione e di attivazione sociale.

Un esempio è la storia di Nicola e Mohamed. Parmigiano che ha messo a disposizione un po’ del suo tempo il primo, somalo inserito nei percorsi di integrazione gestiti da Ciac, il secondo. Il loro rapporto è cominciato a distanza proprio durante il periodo più critico del lock-down: prima hanno cominciato a sentirsi via telefono e attraverso videochiamate. Poi finalmente, nei giorni scorsi, l’incontro di persona. “È difficile vivere da soli lontano da casa – ha spiegato Mohamed - avere un amico con cui parlare è una cosa bellissima. Dopo tanto tempo, finalmente sono felice”. Anche Nicola è soddisfatto di questa scelta, fatta quasi per caso. “Mi sono informato – spiega - e ho deciso di provare. Ora sono molto soddisfatto, Mohamed è il mio fratello africano. Penso che tutti dovrebbero fare questa esperienza come tutor”.

Il progetto è nato alcuni anni fa nell’ambito di un progetto finanziato dall’Unione europea, e da poco è stato nuovamente finanziato. “Ci siamo resi conto – dice Chiara Marchetti, responsabile dell’equipe Progettazione di Ciac – che questi rapporti hanno un effetto molto positivo sull’inserimento degli stranieri. I numeri ci dicono che chi partecipa riesce ad integrarsi in meno tempo e con una possibilità di inserimento più alta rispetto agli altri”. L’obiettivo, quindi, non è l’assistenza alla persona ma soprattutto quello di creare un rapporto paritario che vada a vantaggio di entrambi i soggetti coinvolti. “Il nostro obiettivo – prosegue Marchetti – è che si costruisca un legame tra due persone e che si sviluppi in maniera normale, senza forzature o obblighi e, soprattutto, senza che si sviluppi un assistenzialismo in un direzione sola ma che entrambi i soggetti siano felici di farne parte”.

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