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Peste suina africana: dopo il primo caso a Tornolo, un’interrogazione in Regione promossa dai consiglieri Daffadà, Bulbi e Molinari

Proseguire, intensificare gli interventi e incentivare con adeguati sostegni economici le aziende che investono su misure per la biosicurezza. Incontro con l’assessore all’Agricoltura Mammi a Parma il 20 febbraio

Proseguire, intensificare gli interventi e incentivare con adeguati sostegni economici le aziende che investono su misure per la biosicurezza come recinzioni per gli allevamenti suinicoli, adeguamento delle piazzole, lavaggio dei mezzi, zone filtro per la movimentazione degli addetti; incrementare le risorse a disposizione delle polizie provinciali per l’attuazione dei piani di controllo in collaborazione con il mondo venatorio e farsi parte attiva con il Governo per l’erogazione di ristori per tutti i comparti economici danneggiati dall’emergenza della Peste Suina Africana. A seguito del primo caso accertato a Tornolo, sull’Appennino parmense al confine con la Liguria, il consigliere Matteo Daffadà, insieme ai colleghi Gian Luigi Molinari e Massimo Bulbi, torna sul tema della peste suina, dopo l’atto promosso nel marzo 2023, con una nuova interrogazione – firmata anche dal consigliere Gerace - che intende tenere accesi i riflettori su un’emergenza che si fa sempre più stringente. "Abbiamo ribadito la necessità di prevenire la diffusione del contagio e adottare misure efficaci perché la malattia venga circoscritta ed eliminata radicalmente. L’anno scorso tre carcasse di cinghiale infette erano state rinvenute ai confini della nostra Regione e in autunno nella provincia di Piacenza, ora registriamo il primo caso in territorio montano parmense - spiega il consigliere Daffadà – l’Azienda Unità Sanitaria Locale di Parma ha dichiarato che la situazione è sotto controllo, invitando i cittadini a segnalare eventuali avvistamenti di cinghiali morti o malati, ma occorre potenziare le attività di prevenzione, controllo e monitoraggio. Chiediamo di aumentare la sorveglianza nel settore del selvatico coinvolgendo chi già presidia il territorio e investire sulle misure di biosicurezza nel settore domestico".
I consiglieri evidenziano i rischi per una filiera che conta circa 1200 allevamenti, 1,2 milioni di capi e una produzione lorda di 307 milioni di euro che comprende le varie Dop regionali, in particolare prosciutti e salumi. L’allerta è massima. La Regione ha stanziato fondi straordinari per arginare il rischio del contagio e già con il “Piano di controllo regionale del Cinghiale” aveva aumentato le possibilità di intervento, consentendo l’attività di autodifesa anche agli agricoltori e allevatori, prevedendo se necessario l’utilizzo di coadiutori di fiducia scelti all’interno dell’albo provinciale. "Queste misure e la possibilità di interventi selettivi durante tutto il corso dell’anno hanno permesso la riduzione dei danni in prossimità delle coltivazioni, così come un maggior numero di abbattimenti nelle aree considerate più critiche - continua Daffadà – A fronte dell’evoluzione della situazione a partire dal 2022 è stata attivata anche un’Unità di crisi per le emergenze veterinarie epidemiche, nonostante non siano state stanziate risorse statali adeguate né finanziarie né strumentali. C’è stato un grande lavoro dell’Assessore all’agricoltura Alessio Mammi e di tutta la struttura regionale. Chiediamo invece che il Governo faccia la sua parte e sottolineiamo la scarsa efficacia di coordinamento da parte della Struttura commissariale".

Con il nuovo atto i consiglieri evidenziano altresì il ruolo importante dell’attività venatoria nel controllo della Peste suina africana grazie al monitoraggio dei campioni di suini abbattuti per valutare lo stato di salute della popolazione di cinghiali. La caccia può diventare parte di una strategia integrata di gestione della fauna selvatica che deve includere naturalmente anche misure sanitarie, sorveglianza epidemiologica e sensibilizzazione delle comunità locali. "È fondamentale che le strategie di controllo della PSA siano basate su dati scientifici – concludono – sulla base di questo approccio è possibile includere l’uso dei cani nell’attività venatoria, purché siano addestrati e gestiti in modo appropriato per minimizzare il rischio di trasmissione del virus. Al fine di conoscere le azioni messe in campo dalla Regione, individuarne delle nuove azioni e ottimizzare il coordinamento è stato convocato un incontro con l’Assessore regionale Mammi il 20 febbraio prossimo nella sede della Provincia di Parma".

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