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Mercoledì, 17 Agosto 2022
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Potere al Popolo su Iren: "Profitti per gli azionisti, sfruttamento per i lavoratori degli appalti, bollette da rapina"

La proposta: "Creare un nuovo modello di gestione pubblica, partecipativa e ambientalmente ecosostenibile, come la scelta di tornare a bere l’acqua del rubinetto e di utilizzare le acque del depuratore a scopi irrigui"

Che un colosso come Iren, società per azioni, quotata in borsa, persegua profitti potrebbe sembrare un'ovvietà. "L'obiettivo finale è creare sempre più valore per tutti i nostri stakeholder e azionisti", dichiara il neo-eletto presidente del gruppo.  Lo è meno se si considera che la cosiddetta “adeguata remunerazione del capitale investito”, derivante dalla vendita di beni essenziali come l'acqua, fu rifiutata da 27 mln di italian i  col referendum 10 anni fa,  pretendendo  che fosse tolt o  dalla tariffa ogni margine di profitto e di speculazione e rimanesse in bolletta solo la copertura integrale dei costi". Lo scrive in una nota Potere al Popolo.

Si legge: "L'acqua d'altro canto è un bene essenziale, capace di assicurare il processo di rigenerazione del vivente. Come può essere ridotta a merce? Come può la vendita di energia strozzare le famiglie, mentre Iren raggiunge maggiori ricavi energetici per circa 1 miliardo per l'incremento dei prezzi delle commodities?"

"Non solo, come denunciato da CGIL,  Iren sfrutta in maniera vergognosa i lavoratori impiegati negli appalti della raccolta rifiuti, con appalti al ribasso che non rispettano nessuna regola e non garantisce le minime condizioni di sicurezza agli addetti.  Queste scelte della grande multiutility appaiono ancora più vergognose alla luce del fatto che nel 2021 il Gruppo Iren ha conseguito 219 milioni di utili di esercizio, che i ricavi totali hanno avuto un aumento del 33% rispetto all'anno precedente, e che potranno essere corrisposti agli azionisti 136 milioni per il pagamento dei dividendi".

E ancora: "Nonostante queste criticità, i l governo Draghi intende estendere su tutto il territorio italiano il modello delle multiutility, di gestione aggregata dei servizi pubblici locali, ed incentivarle, attraverso la corresponsione di premialità e dei fondi del PNNR. Il DDL concorrenza parla espressamente di  revisione della disciplina dei regimi di proprieta? e di gestione delle reti, degli impianti e delle altre dotazioni, nonche? di cessione dei beni in caso di subentro a tutto favore delle grandi multiutility.  Alla luce di questa deriva appare ancora più insensato il fatto che il Comune di Parma abbia progressivamente ceduto la sua partecipazione azionaria dentro Iren, a partire dalle giunte Ubaldi e Vignali, per proseguire con le giunte Pizzarotti, per far fronte al pagamento dei debiti di STT, perdendo quote importanti del pacchetto azionario, ridotto oggi al 2%.  L e azioni Iren detenute  sono state cedute  alle banche come garanzia del piano di ristrutturazione del debito".

Infine: "Tale scelta miope ha avuto molte conseguenze negative. Ha fatto perdere il controllo pubblico sulla società, che veniva esercitato insieme con gli altri Comuni soci di Iren. Oggi la quota residua dei Comuni soci di Iren, per responsabilità del Comune di Parma, è tale da non garantire più alcun ruolo nella governance del gruppo. Il Comune di Parma si limita a incassare il dividendo che gli spetta, senza alcuna capacità di intervento sulle scelte del gruppo, che pure oggi dovrebbe essere imprescindibile, visti gli spropositati rincari delle tariffe, le finte politiche di sostenibilità energetica, lo sfruttamento dei lavoratori  e lavora trici cui sono appaltati i lavori di raccolta.  Noi crediamo che la risposta vera sia una sola, già sostenuta dal  Forum dei Movimenti per l’Acqua sin dal 2007: creare  un nuovo modello di gestione pubblica, partecipativa e ambientalmente ecosostenibile  ( come la scelta di tornare a bere l’acqua del rubinetto e di utilizzare le acque del depuratore a scopi irrigui ) , soprattutto di fronte alla sfida dei cambiamenti climatici, con tariffe eque per ogni cittadino e cittadina".

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