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Siccità, pomodoro a rischio a Parma: "Senza acqua non cresce niente"

Confagricoltura: "Si rischia di compromettere la raccolta da industria in Emilia-Romagna, che con 25.000 ettari rappresenta il 68% della superficie coltivata del Nord-Italia"

Preoccupano le aree fragili dove manca l'acqua per le irrigazioni (la valle del Trebbia e a destra del fiume Arda nel piacentino, la valle dell'Enza e gli affluenti del Po, Parma, Taro e Baganza nel parmense, il delta del Po e la risalita del cuneo salino). "La nostra regione rappresenta il 68% della superficie totale investita nel Nord Italia. Cosa succederà nella prossima campagna se non ci attiviamo subito a sostegno delle aziende produttrici? A queste condizioni, e con rischi così elevati, chi coltiva più pomodoro da industria?", chiede il presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna Marcello Bonvicini. "I produttori ci penseranno non due, ma mille volte prima di piantare. Bisogna garantire la tenuta del comparto, aiutare le aziende agricole a superare la crisi di liquidità, a ripianare i mancati introiti, altrimenti le coltivazioni di pomodoro in Emilia-Romagna subiranno una drastica riduzione nel 2023", conclude.

La siccità rischia di compromettere la raccolta di pomodoro da industria in Emilia-Romagna, che con 25.000 ettari rappresenta il 68% della superficie coltivata del Nord-Italia. "Senza acqua si rischia di non raccogliere nulla delle varietà medio-tardive, ma il bilancio è amaro anche per coloro che hanno cominciato a conferire agli stabilimenti di trasformazione per i costi di coltivazione insostenibili", lancia l'allarme il presidente dei produttori di pomodoro da industria di Confagricoltura Emilia-Romagna, Giovanni Lambertini. Dalla firma dell'accordo-quadro per la campagna 2022 del pomodoro da industria del Nord Italia (il 12 aprile scorso), i prezzi di energia, carburanti e mezzi tecnici sono lievitati a dismisura. "Nel secondo trimestre, causa siccità e crisi energetica, le principali voci di spesa hanno registrato un ulteriore balzo. Sono esplosi i costi per mantenere in funzione gli impianti irrigui spingendo al massimo il consumo di energia elettrica e gasolio. E' andata sempre peggio perché il grande caldo non dà tregua. È inoltre proseguita la corsa dei prezzi di fitofarmaci e fertilizzanti, che figurano tra i prodotti più rincarati", spiega Lambertini. Il cambiamento climatico è alla base delle tante criticità riscontrate dall'associazione agricola: sovramaturazione, anomalie del frutto e malattie delle piante dovute alla siccità e al grande caldo, sovrapposizione delle epoche di raccolta (ad esempio, tra varietà precoci e medio-precoci visto che, in alcuni areali, i trapianti di aprile sono stati rallentati dalle piogge), oppure, semplicemente, per una accelerazione del processo di maturazione.

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