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Pfizer: "L'efficacia del vaccino cala dopo sei mesi"

Verso la terza dose per il personale medico

Solo ieri la casa farmaceutica Pfizer aveva dichiarato che uno studio di fase iniziato a luglio aveva rilevato come la dose di richiamo dopo la seconda dose aveva prodotto una alta produzione di anticorpi neutralizzanti contro la variante delta, cinque volte superiori nelle persone più giovani e più di 11 volte superiori nelle persone anziane rispetto alle due dosi. Tuttavia si tratta di risultati preliminari.

Commentando questi dati con l'agenzia Adnkronos il virologo Fabrizio Pregliasco, docente dell'Università Statale di Milano, ha spiegato che l'ipotesi di una terza dose di vaccino anti-Covid sia assolutamente da prendere in considerazione. "Siamo, me compreso, verso la fine dell'efficacia e comincia a vedersi anche personale sanitario, come altri cittadini, positivo. Quindi, situazioni che per certi versi inquietano rispetto all'operatività degli ospedali e delle strutture sanitarie".

"Io mi sono vaccinato il 27 dicembre, nel V-day - ricorda Pregliasco - e sono parte di uno studio di valutazione. Effettivamente i titoli anticorpali si sono abbassati, almeno sul test di riferimento che abbiamo usato per questo studio". Ma i parametri da valutare per capire se si è protetti o meno sono diversi: "Ci sono gli anticorpi neutralizzanti, c'è l'immunità cellulare - sottolinea il virologo Insomma, manca ancora una standardizzazione. Ma quello che hanno visto è proprio l'inefficacia, cioè persone che si sono infettate".


Quando farla "dipende dalla disponibilità dei vaccini, immaginiamo come per la vaccinazione antinfluenzale tra ottobre e novembre". Quanto all'opportunità di fare il richiamo a tutti, il medico spiega: "Questo è lo stesso approccio che si ha nella vaccinazione per l'epatite virale di tipo B che viene prospettata alla nascita e si ritiene che, se non c'è un'esposizione più intensa, quindi come quella dei sanitari dove facciamo delle misurazioni degli anticorpi e dei richiami, per il resto della popolazione il dato è di copertura. Io credo che tutto questo dovrà essere valutato anche in combinazione con l'andamento epidemiologico, cioè se il virus rimarrà ancora in modo pesante la vaccinazione universale va valutata.

Dipende quindi da due cose: dalla durata" della circolazione del virus "e dall'intensità della protezione immunitaria, perché - chiarisce l'esperto - non è che a 6 mesi la protezione svanisce, c'è sempre un calo residuale proporzionale. E' presumibile che anche a 10 anni di distanza un po' di protezione c'è". Dunque la decisione se fare o non fare la terza dose a tutti, conclude, "è un fatto statistico rispetto alla fattibilità, alla disponibilità dei vaccini, alla voglia di vaccinarsi e all'andamento epidemiologico".

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