Martedì, 22 Giugno 2021
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Vaccino, seconda dose in vacanza: da novembre la terza dose

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Il commissario all'emergenza Francesco Paolo Figliuolo apre alla somministrazione del vaccino in vacanza ma soltanto "per eccezionali motivi". E quindi la seconda dose sarà fatta in vacanza soltanto a chi soggiornerà per lunghi periodi in città diverse da quelle di residenza. E avrà anticipato per tempo l'intenzione di sottoporsi al completamento dell'immunizzazione nel luogo di villeggiatura. Ma intanto si ragiona anche sulla terza dose del vaccino contro il coronavirus. Si comincerà da 20 milioni di italiani considerati a rischio per fragilità (ovvero patologie pregresse), professione o età. E si immagina di cominciare da novembre, possibilmente insieme al vaccino antinfluenzale e dare un'accelerata fino a marzo-aprile. 

L'apertura ai vaccini in vacanza è arrivata ieri con una lettera di Figliuolo agli enti locali. Nella quale il generale ha spiegato che "laddove per eccezionali motivi dovesse rendersi necessaria la somministrazione della seconda dose a lavoratori e turisti che soggiornano al di fuori della Regione di residenza per un periodo di permanenza congruo questa struttura, qualora informata con adeguato preavviso, è disponibile al riequilibrio delle dosi da distribuire". Secondo il commissario i vaccini in vacanza sono "più uno spot che una necessità", perché "già siamo organizzati per i lavoratori non residenti o per chi si sposta in altre regioni per lungo tempo". Per quanto riguarda la registrazione, invece, "le attuali procedure, qualora correttamente implementate dalle Regioni, consentono la regolare tenuta dei flussi informativi". 

Secondo le regole per i vaccini in vacanza, dovrà essere l'interessato ad avvertire che soggiornerà per un lungo periodo in una città diversa da quella dove ha ricevuto la prima dose. La somministrazione verrà registrata nell’anagrafe vaccinale nazionale gestita dal ministero della Salute che farà fede per il rilascio del Green pass. Un compito che verrà affidato ai tecnici di Sogei che gestiscono le piattaforme della tessera sanitaria. Ma si ragiona anche attorno alla possibilità di un call center che gestisca tutto attraverso la comunicazione del codice fiscale. 

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