L'università di Federica

Opinioni

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A cura di Federica Perrini

L'eco mediatica di Grillo: impatto negativo sul linguaggio politico e giovanile?

Pendevano dalle sue labbra in migliaia ieri in Piazzale della Pace dove il comico ha elogiato i cittadini parmigiani

Sostiene che la rete sia una fonte di informazione globale e un mezzo dirompente che può cambiare la società, definendosi un sostenitore della democrazia diretta e delle iniziative dal basso. Così Beppe Grillo si è fatto promotore di numerose liste civiche a suo nome e di un movimento politico nazionale chiamato “MoVimento 5 Stelle”, ove le cinque stelle rappresentano gli argomenti che maggiormente gli preme trattare: acqua pubblica, trasporti, sviluppo, connettività e ambiente. Ma, oltre a questi cinque argomenti, Grillo si occupa ormai di qualsiasi tematica d’attualità all'interno del suo blog come avviene in ogni notiziario televisivo, radiofonico o quotidiano cartaceo. Il modo in cui ne parla, però, è diverso. Oltre ad emergere un forte punto di vista personale, un costante ricorso a metafore che possano indurre il lettore a paragonare eventi e dinamiche politiche messi in relazione tra loro, nei suoi articoli appaiono anche regionalismi e turpiloqui che contribuiscono all’informalità tipica del linguaggio “blogghistico”

A proposito di linguaggi scurrili sdoganati nel web il comico/blogger aveva dichiarato: «In Internet c’è gente colta ed educata: per dirti una parolaccia scrivono “c…o”!». Ma Beppe Grillo non fa parte di quelli che le mandano a dire. Divenuto famoso anche per il V-Day del 2007, abbreviazione di Vaffanculo Day (un’iniziativa politica finalizzata a promuovere una legge di stampo popolare), Grillo non adotta “mezzi termini” nel suo linguaggio, a prescindere dalla piccola censura apportata dall’abbreviazione iniziale che rimanda alla narrazione fantapolitica di V per Vendetta. Non a caso gli accanimenti della critica nei suoi confronti non vertono solo sui contenuti ma anche sul linguaggio: “Grillo usa l’italiano del  XXI secolo, con i significati sedimentati negli anni recenti, e  si rivolge agli italiani del 2012,  sa bene che capire le ragioni degli aggressori  significa non capire le ragioni degli aggrediti perché capire nel pessimo italiano di questi anni significa questo  – scrive un giovane blogger in un articolo dal titolo Beppe Grillo, la malattia del linguaggio – e qualcuno dovrebbe preoccuparsi di curare il nostro linguaggio ammalato". Beppe Grillo viene accusato, non solo da questo blogger, per il suo “linguaggio aggressivo”, “scurrile”, per il suo “fastidioso provincialismo”. Eppure c’è chi lo elogia come un potente rinnovatore del linguaggio della politica, come colui che costituisce un grande spunto anche per gli studiosi di linguaggio corporeo, data la sua fortissima influenza sulle masse.

Può, dunque, l'eco mediatica di Grillo costituire un pericolo per le influenze negative apportate al linguaggio corrente sia giovanile che politico? Antonio Polito, direttore de Il Riformista, sostiene che la lingua diventa un po’ anche quella che i giornali e la televisione usano: "Oggi molti giovani parlano come sentono parlare in televisione, e quindi in qualche modo è anche un contributo che la stampa e la televisione hanno dato all’aggiornamento e alla evoluzione della lingua". Dunque, ripensando alle dichiarazioni che ha fatto Grillo ieri a Parma, il dubbio sorge spontaneo. Quanto giova, agli adulti che manderanno avanti la società e il linguaggio politico di domani, assuefarsi a dichiarazioni del tipo: «Vendola dice che sono l'antipolitica, che sono populista e omofobo? Ma che omofobo, mi sta semplicemente sui coglioni»? Alcuni studenti hanno commentato: "Grillo ricorda Bossi del '94! Attacca tutti e propone il nulla". 

Ma se è vero, come sostiene Grillo, che in questo momento il mondo, senza accorgersene, sta vivendo la terza guerra mondiale, quella dell'informazione; se è vero che l'unico modo per salvarsi è sapere, conoscere le notizie e che la Rete è un mezzo che ci consente di arrivare dritti alle notizie mentre politica, televisioni e giornali arrivano sempre dopo... è anche vero che si dovrebbero salvaguardare buoni contenuti e buona lingua contemporaneamente.

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