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Infermieristica: lo stress degli studenti tirocinanti

Una studentessa al terzo anno di Scienze Infermieristiche a Parma racconta la sua esperienza

È una delle poche facoltà, quella di Infermieristica, che dopo soli tre anni assicura certezze per il futuro lavorativo. Alta è la richiesta di infermieri in Italia e proporzionata al numero di studenti che accedono alla facoltà dopo il test di ammissione. Ma a quale prezzo gli studenti giungono al loro obiettivo? «Sono tre anni di sacrifici continui in cui bisogna conciliare studio e lavoro stagistico non retribuito. Lezioni obbligatorie che portano via intere giornate, turni in ospedale al mattino, al pomeriggio e persino la notte. Studio costante nel poco tempo che rimane in vista di numerosissimi esami da pochi crediti l'uno che però prosciugano le energie a disposizione. Queste fatiche si accavallano alle comuni ansie degli universitari e non ci permettono di godere mai di un vero e lecito periodo di stacco tra una sessione e l'altra come magari fanno tutti gli altri studenti». Queste le parole di Laura (22 anni), studentessa al terzo anno di Scienze Infermieristiche, che afferma di rappresentare il pensiero di qualunque altro suo collega universitario con cui si è confrontata in questi anni. Ed è proprio così, la facoltà di Scienze Infermieristiche a Parma prevede: 26 blocchi d'esami comprendenti circa 5 materie l'uno per un totale di oltre 50 materie/esami da preparare in soli tre anni, ove gni blocco vale dai 3 ai 6 crediti. Inoltre 6 tirocini, da svolgere in 6 reparti differenti, composti da: 50 turni il primo anno (da 22 cfu), 75 il secondo (da 26.30 cfu) e 100 il terzo anno (da 28,10 cfu). Ogni turno è a sua volta composto da 8 ore per un totale di: 400 ore il primo anno, 600 ore il secondo e 800 il terzo anno. La maggior parte degli studenti di infermieristica, infatti, non riesce a laurearsi in corso data l'evidente mole di impegno che richiede questo corso di studi. «Credo che l'organizzazione del percorso didattico non favorisca affatto una nostra eccellente resa - aggiunge Laura - poichè la pretesa di conciliare pratica e teoria nello stesso arco di tempo è alquanto improponbibile dati i ritmi richiesti. Sarebbe meglio distribuire diversamente e in ordine negli anni sessioni comprendenti esami e sessioni comprendenti tirocini che, a mio parere, costituiscono il cuore della nostra formazione pratica e a diretto contatto con la nostra futura professione. Ad esempio, si potrebbero dedicare primo e secondo anno interamente a lezioni ed esami per poi praticare durante l'intero ultimo anno i tirocini formativi». Nonostante questi inconvenienti, che per passione e dedizione vengono comunque accettati e superati, gli studenti di infermieristica sono spesso tenuti a svolgere i tirocini nei mesi estivi. Questo è un dato spiacevole soprattutto per i fuori sede che difficilmente riescono ad avere vacanze per rientrare a casa persino ad agosto. Inoltre, per gli studenti borsisti è davvero dura raggiungere i crediti sufficienti per la conferma della borsa di studio poichè ogni esame vale appunto pochi crediti l'uno. Fortunatamente l'Er.go prevede, solo per questa facoltà, una proroga esclusiva di tre mesi per il raggiungimento dei crediti: mentre gli studenti delle altre facoltà hanno l'obbligo di raggiungere i crediti previsti entro agosto, per gli studenti di Infermieristica la scadenza è a novembre. «Almeno in questo caso l'Università di Parma ci viene in contro» spiega Laura, essendo lei stessa borsista fuori sede. Laura ora prepara gli "ultimi" esami nella sua stanzetta della residenza Volturno e conta di laurearsi per il prossimo aprile avendo già svolto tutti i tirocini nei reparti di: Malattie metaboliche, Chirurgia di urgenza breve, Medicina, Pronto Soccorso, Hospice e Ginecologia-Ostetricia. Come i suoi compagni di corso, ritiene fondamentale la dedizione e l'impegno in ogni tirocinio poichè, pur non essendo retribuiti come in altre città italiane o all'estero, gli stagisti hanno le stesse responsabilità e ricoprono lo stesso ruolo operativo di un infermiere a tutti gli effetti. Ovviamente i tirocinanti vengono affiancati da tutor specializzati che monitorano il loro lavoro e valutano infine il loro livello di apprendimento. Al termine di ogni tirocinio si tiene, infatti, un ulteriore esame che consiste nell'analisi di un caso di un paziente assistito durante lo stage. «È importantissimo - conclude Laura - essere diligenti nell'igiene e nel rapportarsi educatamente con pazienti e familiari. Se questa diligenza viene portata avanti con costanza, i riconoscimenti di tutor, pazienti e docenti stimolano una meritata soddisfazione che ripaga da stress e fatica. Ma una cosa è certa, se non si ha la passione per tale mestiere, sconsiglio a chiunque non sia disposto a fare simili sacrifici di intraprendere questo difficile ma affascinante cammino».

L'università di Federica

Studentessa di Scienze della Comunicazione scritta e ipertestuale. Vivo a Parma da tre anni, quindi fuori sede, originaria della provincia di Bari. Ho lasciato il mio paesino fatto di trulli e ulivi dall'età di diciotto anni: valigia alla mano colma di tante aspettative per intraprendere l'avventura universitaria in una città tutta nuova per me, ma che ormai mi vede crescere semestre dopo semestre e che sento sempre più mia. Quella sensazione nota ai fuori sede, di sentirsi un po' a metà fra due realtà, ormai mi appartiene: mi manca il mio paese quando son qui e quando sono nel mio paese mi manca Parma, con tutto quello che di bello mi regala anno dopo anno. Indipendenza, responsabilità, libertà… e poi ci sono gli amici, i compagni di studentato e di facoltà! Insomma, la mia valigia ha fatto spazio a tante esperienze e consapevolezze nuove.

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Commenti (13)

  • Avatar anonimo di Sara Cotroneo
    Sara Cotroneo

    Anche ad Ascoli Piceno la situaziOne è questa. Io sto facendo tirocinio e contemporaneamente ho gli esami. È molto difficile conciliare le.cose, andrebbe rivisto tutto il sistema. Sono tre anni di sacrifici e rinunce, spero saranno ripagati.

  • Avatar anonimo di liuk
    liuk

    Salve io studio scienze infermieristiche alla Federico II, e la situazione in è da meno, anzi, basti pensare che il Monte ore richiesto a noi è di 950 ore tutti e tre anni!!! Molti devono sostenere il tirocinio in pochi reparti , mentre noi in due/tre mesi cambiamo reparto e quindi in questi pochi mesi dobbiamo assimilare il meglio (anche se poco) dal personale ...... Siamo una delle categorie più ricercate al mondo soprattutto se italiani ma mi sento di dire che ci stanno distruggendo....

  • Avatar anonimo di Silvia
    Silvia

    Io studio ostetricia e vi assicuro che la situazione è identica a quella descritta qui sopra (apparte l'esame di valutazione del tirocinio). Sono d'accordo sul fatto che conciliare lezioni, tirocinio ed esami sia molto difficile ed esasperante, nonostante il tutto ripaghi con mille soddisfazioni, tuttavia chi sceglie questo tipo di percorso universitario sa a cosa va incontro e, se la scelta è motivata da passione e amore per la professione, credo che con un minimo di buona volontà si riesca a far tutto. Il tirocinio è fondamentale in tutti e tre gli anni: ogni anno si sperimentano e si imparano tantissime cose (alla fine di ogni anno ci si accorge che le 400, poi 600 e poi 800 ore non sono bastate, figuriamoci relegare la pratica solo al terzo anno) ed è importante per capire fin da subito se la scelta fatta è stata o meno quella giusta. Giuro che sono la prima a lamentarsi ogni giorno della stanchezza e dei quotidiani "esaurimenti nervosi", ma non potrei essere più felice di imparare ogni giorno a fare quello che amo. Quindi, consiglio un po' più di piagnistei in famiglia o con chi volete voi, e un po' meno tempo sprecato a lamentarsi e a fare le vittime.

  • Avatar anonimo di paolo
    paolo

    sono un tutor clinico e didattico, seguo i studenti dal 1 anno al 3 anno, mi spendo molto x loro e mi rendo molto disponibile ad ascoltarli , consigliarli , ma vedo anche molti furbi, a lezione si fanno firmare e no vanno , a tirocinio non si rendono conto della responsabilità che hanno , la curiosità manca nel voler imparare e capire cosa fanno e il suo perchè. questa  professione richiede dedizione e rispetto iniziando dala divisa che si indossa .....ma voi siete il mio futuro e su di voi  sto investendo i miei sforzi....

    • Avatar anonimo di Giacomo
      Giacomo

      Voi, dirigenti infermieristici di Parma, ritenete che soltanto i Vostri Infermieri, laureati a Parma, uguale da quale parte d'Italia provengono, possano o siano in grado di lavorare a lungo tempo presso il vostro Ospedale. Io mi sono laureato a Tor Vergata a Roma, ho lavorato alcuni anni in Germania sempre come Infermiere presso la società sanitaria di Asklepios (la maggiore Industria Sanitaria Tedesca, con gli standard assistenziali più all'avanguardia in Germania), ma nonostante questo, sono stato oggetto di Mobbing e discriminazione dal Caposala e dal Rad. Il perchè fondamentalmente, perchè mi sono laureato a Tor Vergata a Roma, dove loro pensano che i tirocini formativi siano esclusivamente "visivi". Per non parlare dei contratti assurdi che fate: contratto a tempo determinato di 1 anno con 1 mese di prova. Penso gli unici in tutta Italia in una pubblica amministrazione! Una volta il Caposala ha persino parlato di cambiare il contratto di una collega perchè assunta tramite Agenzia e non tramite Selezione, solo perchè lei aveva lavorato in Rianimazione (del suddetto ospedale). Tutto questo presumo a sua personale discrezione, senza che ci siano i presupposti legali. Insomma una mafia.... poi dicono che la Mafia sia al Sud....  

    • Avatar anonimo di Alaska
      Alaska

      Beh, certo che se lei parla con il presupposto che la maggioranza degli studenti siano i furbi " che firmano e vanno a casa" allora non comprende davvero il problema. Che senso ha spolparci l'anima dalle 9-18 con le lezioni? Io vorrei approfondire, studiare, approfondire, studiare e ancora approfondire, ma quando mai avrei il tempo per farlo? Il corso è organizzato male. Non è la preparazione quella che viene pretesa. Perchè il numero degli esami, l'impegno e il poco tempo disponibile porta gli studenti a mirare verso il basso (un bel 18 e via). 

  • Avatar anonimo di Barbara
    Barbara

    Se vogliamo aggiungere che a Roma torvergata prevede dal primo al terzo anno rispettivamente 700-700 e 100 ore di tirocinio... 

  • Avatar anonimo di Angela
    Angela

    Beh stesse responsabilità non direi proprio...le responsabilità sono tutte del tutor che li affianca. Nessuno mette in dubbio il duro lavoro che fanno tra studio e tirocinio ma parlare di responsabilità sembra un pò troppo. Un grande in bocca al lupo a tutti gli studendi di infermieristica di Parma.

  • Avatar anonimo di Francesco
    Francesco

    A Roma n'te pagano manco se lavori, figuramose da tirocinante!tar

  • Avatar anonimo di francesca
    francesca

    nemmeno a Genova

  • Avatar anonimo di Vincenzo
    Vincenzo

    MARIO informati sull'Emilia Romagna......

  • Avatar anonimo di mario
    mario

    ciao, tu dici che in altre citta italiane chi fa tirocinio viene retribuito...A siena ti risulta che siano retribuiti?' e quali sono le Citta' dove i tirocinanti sono retribuiti??

  • Avatar anonimo di antonella
    antonella

    Stessa identica situazione a Novara, anche noi non siamo retribuiti abbiamo fatto al primo anno circa 600 ore di tirocinio ed in più all'esame i casi non è detto che siano dei casi visti nei reparti in cui siamo stati..ma l'amore per questa professione supera tutti i sacrifici fatti:)

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