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Studenti lavoratori, come conciliare tra lavoro e università?

Gli universitari che lavorano all'XXL Pub motivano la loro scelta descrivendo un'esperienza ricca di preziosi consigli

xxl staff

Per molti studenti le vacanze estive sono finalmente iniziate, per altri inizia il periodo dei "lavoretti estivi" ma altri ancora attendono le ferie lavorative! Si tratta degli studenti lavoratori che durante l'intero anno accademico hanno dovuto conciliare studio e lavoro. Ma come? Lo abbiamo chiesto ai ragazzi di uno degli staff più famosi tra gli universitari parmigiani: l'XXL Staff dell'XXL Pub, famoso per i suoi giovedì universitari! «Appena arrivato a Parma due anni fa - racconta Marco (22 anni), studente di Economia - ho deciso di cercare lavoro e fortunatamente l'ho subito trovato. L'ho fatto per cercare di avere un po' di indipendenza economica che prescindesse dai soldi che i genitori mi passano. Bisogna cercare di conciliare bene il lavoro con lo studio, anche perchè io personalmente son qui a Parma principalmente per studiare e non per lavorare all' XXL! Con un po' di sacrificio, con qualche ora in meno di sonno, riesco però sia a studiare che a lavorare. A parte il lato economico della situazione, grazie ai miei colleghi di lavoro, si è creato un piacevole ambiente lavorativo, in cui conciliamo anche lavoro e divertimento tutti insieme. Sicuramente tutto ciò aiuta a crescere ma l' importante è mettere al primo posto lo studio e poi il lavoro, almeno durante la sessione degli esami. Un consiglio che posso dare a coloro che vogliono lavorare durante la carriera universitaria è che, come detto prima, pur lavorando non bisogna trascurare l' università: perchè è facile cadere in questo tranello, soprattutto se lo studente vede un po' più di soldi nella sua tasca». L'avvertimento di Marco non è da sottovalutare, come non è da sottovalutare il sano bisogno di indipendenza economica ma anche relazionale che sprona molti giovani a mantenersi gli studi con qualche sacrificio extra. Annalena (22 anni), studentessa di Lettere, fa invece un confronto tra universitari e liceali lavoratori: «Lavorare da universitaria non è come lavorare da liceale, non è tornare a casa e trovare dopo un turno di lavoro stancante una mamma che ti prepara un piatto di pasta e magari ti mette a lavare la biancheria. In compenso si torna a casa con il piacere di aver conosciuto nuove persone con cui condividere non solo pizze e incazzature! All'inizio non è mai facile capire chi e perchè diventerà tuo amico o semplicemente un buon collega e, sempre all'inizio, neanche ci pensavo a stringere dei rapporti al di fuori dell'ambito lavorativo ma il divenire degli eventi ha sconvolto tutto. Ma non solo le amicizie sono state importnanti... il sentirsi indipendenti, una buona dose di studio e la buona riuscita degli esami contribuiscono a farti sentire davvero grande! E allora è giusto lavorare e fare amicizia divertendosi... ma ricordandosi sempre di non perdere di vista i nostri obbiettivi». Sia Marco che Annalena sono studenti fuori sede e di sicuro l'esigenza di stringere nuovi rapporti a Parma si sposa bene con l'esperienza lavorativa. Chiara (23 anni), neolaureata in Psicologia, è invece una parmigiana doc: «Ci sono due motivi principali per quanto mi riguarda: per prima cosa ho scelto di fare un'esperienza simile non tanto per una questione economica quanto per una questione di minima indipendenza rispetto ai miei genitori, per pagarmi il surplus (serate, vestiti, libri, sigarette). Poi è diventata una questione anche personale: mettermi alla prova in un contesto totalmente sconosciuto con persone nuove e vedere se riuscivo a portare avanti due percorsi completamente differenti: l'università (che ha obiettivi a medio-lungo termine, in cui i risultati li vedi dopo un po') e il lavoro (che è pratico, con stipendio a fine mese e che ti assorbe ma in maniera diversa). A volte è difficile conciliare queste cose, a volte ti scoraggi o ti chiedi se non sia il caso di optare solo per una delle due cose ma quando poi prendi il ritmo e vedi che ci salti fuori è dura smettere, io adesso non riesco ad immaginarmi senza lavorare! Il secondo aspetto di questa mia scelta è la scuola di vita che questa esperienza ha rappresentato per me: mi sono conosciuta meglio, ho conosciuto persone completamente diverse da me e ho imparato cose nuove. Lavorare ti dà tanto soprattutto in un posto come il nostro. Io penso che cercare sempre di essere un minimo indipendenti o darsi da fare anche solo per occuparsi il tempo sia vitale. Tutto ciò è stimolante, a volte puoi essere stanco o stressato, fare le cose di corsa ma poi ti rendi conto che è un'esperienza che ti arricchisce e che gli sforzi sono pienamente ripagati. Io l'ho sempre consigliato a tutti, perchè se non ci mettiamo alla prova a 23 anni non lo si può fare più poi a 60! Chiaramente anche economicamente vi sono lati positivi, fossi figlia di Barilla forse non l'avrei fatto ma secondo me sono stata molto più fortunata così. Per me i miei colleghi sono ormai come una famiglia e se si ha la fortuna di trovarsi come mi sono trovata io all'XXL Pub non è quasi più lavoro ma è piacere, divertimento, spensieratezza... positività! E poi ci si guarda indietro e si capisce che nonostante i sacrifici, a prescindere dai soldi, ci si ritrova con un'esperienza unica nel cassetto! Io lo rifarei, subito».

L'università di Federica

Studentessa di Scienze della Comunicazione scritta e ipertestuale. Vivo a Parma da tre anni, quindi fuori sede, originaria della provincia di Bari. Ho lasciato il mio paesino fatto di trulli e ulivi dall'età di diciotto anni: valigia alla mano colma di tante aspettative per intraprendere l'avventura universitaria in una città tutta nuova per me, ma che ormai mi vede crescere semestre dopo semestre e che sento sempre più mia. Quella sensazione nota ai fuori sede, di sentirsi un po' a metà fra due realtà, ormai mi appartiene: mi manca il mio paese quando son qui e quando sono nel mio paese mi manca Parma, con tutto quello che di bello mi regala anno dopo anno. Indipendenza, responsabilità, libertà… e poi ci sono gli amici, i compagni di studentato e di facoltà! Insomma, la mia valigia ha fatto spazio a tante esperienze e consapevolezze nuove.

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