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Facoltà di Medicina: "Il temibile esame di Anatomia"

Com'è strutturato questo esame all'Università di Parma? E cosa si prova nel superare il "grande scoglio" su cui molti studenti si arenano? Una studentessa di Parma racconta la sua esperienza

Marcel Proust diceva che "gran parte di quello che i medici sanno, è insegnata loro dai malati". Ma prima di poter avere a che fare con essi, bisogna fare i conti con anni ed anni di studio, con gli ingombranti ed infiniti volumi di anatomia e con le prove scritte e orali che accertino l'apprendimento di questi ultimi. All'Università di Parma l'esame di Anatomia consiste in tre prove, per un totale di 21 crediti: al mattino c'è l'orale di Anatomia Microscopica, che consiste nell'identificazione e nella descrizione dei campioni di vari tessuti; il pomeriggio stesso c'è lo scritto, con venti domande e un margine di cinque errori al massimo; infine, il giorno seguente, c'è poi l'orale su tutto il programma. Questo orale finale lo sottopongono due professori: uno su Anatomia Topografica, con relativa descrizione degli organi e delle strutture; se questo viene superato, l'altro professore procede con domande sul sistema nervoso. E se si viene bocciati proprio all'ultimo step? Bisogna rifare tutto da capo! «Ci ho messo sei mesi per prepararlo, ma anche se ci avessi messo un anno sarebbe stato impossibile sapere ogni singolo dettaglio. Si ha sempre la sensazione di essere impreparati, anche perchè il giorno prima non si riesce mai a ripetere tutto e si è tormentati da ogni dubbio più stupido. Io l'ho provato due volte, la prima sono stata bocciata all'orale finale (quello sul sistema nervoso), per un motivo ingiusto... così ho dovuto rifare tutti e tre gli step. Volevo morire - spiega Elena, studentessa di Medicina all'Università degli Studi di Parma - poi alla fine mi è andato bene». Secondo Elena, l'esame di Anatomia a Parma, è uno dei più tosti della sua facoltà: «In altre università non è articolato in questo modo. Basti pensare che le prove sono divise e strutturate a step, ma se si viene bocciati non bisogna rifare tutto e, soprattutto, l'esame non dura due giorni. Dopo due giorni di esame si ha l'adrenalina a mille e si rischia anche un infarto!» Elena afferma, inoltre, che i professori non sempre sono "coerenti nelle valutazioni", «però alla fine, quando finalmente lo superi, non pensi neanche al voto con cui l'hai superato... ma al fatto che sia andata». Ma una volta superato uno scoglio così grande, cosa si prova? «Si prova di tutto - prosegue Elena - mi veniva da piangere per la gioia, ripensavo a tutti i sacrifici fatti e non ci potevo credere. Per molto tempo, a dire il vero, non ci ho potuto credere... ogni tanto la notte sognavo che dovevo ancora passarlo, un incubo vero e proprio! Una volta superato credi che tutto il resto sia solo in discesa, pensi che il peggio sia passato... ma non è così».

L'università di Federica

Studentessa di Scienze della Comunicazione scritta e ipertestuale. Vivo a Parma da tre anni, quindi fuori sede, originaria della provincia di Bari. Ho lasciato il mio paesino fatto di trulli e ulivi dall'età di diciotto anni: valigia alla mano colma di tante aspettative per intraprendere l'avventura universitaria in una città tutta nuova per me, ma che ormai mi vede crescere semestre dopo semestre e che sento sempre più mia. Quella sensazione nota ai fuori sede, di sentirsi un po' a metà fra due realtà, ormai mi appartiene: mi manca il mio paese quando son qui e quando sono nel mio paese mi manca Parma, con tutto quello che di bello mi regala anno dopo anno. Indipendenza, responsabilità, libertà… e poi ci sono gli amici, i compagni di studentato e di facoltà! Insomma, la mia valigia ha fatto spazio a tante esperienze e consapevolezze nuove.

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