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Tra sisma ed esami: sessione movimentata? Un eufemismo

I fuori sede più ansiosi affollano treni e autobus per "staccare la spina" ma gli emiliani danno un buon esempio di coraggio

Dire che si tratti di una sessione movimentata è dire poco. Già nello scorso gennaio, gli studenti emiliani avevano subito lo stress derivante dalle due forti scosse di terremoto che avevano aggiunto tensione alla sessione invernale. Ora è la volta di quella estiva, tormentata da un sisma che non lascia tregua. C'è chi è tornato nella propria regione natia per studiare con più serenità, chi non può abbandonare la sede universitaria per via di tirocini ed esami a catena e chi non si arrende al panico. Ma la tensione è alta. I nervi degli studenti sono messi a dura prova. La voglia di vacanze estive è irrilevante in confronto al desiderio che la terra smetti di tremare. 

I treni e gli autobus sono assaliti da gente che esclama: "Stacco la spina almeno per qualche giorno". Ma poi? Nel tornare c'è sempre la paura che ricominci l'incubo ad occhi aperti. E anche quelli ad occhi chiusi riguardano sempre il sisma: gli attimi di fuga, la sensazione di tremore o una casa che oscilla. Tutto sembra destabilizzato, instabile. Anche chi fino ad ora ha fatto ironia inizia a stufarsi.

Durante le scosse della scorsa settimana alcuni studenti erano proprio in sede d'esame. Son dovuti fuggire via dalle aule universitarie, lasciando prove scritte o colloqui a metà... Le biblioteche chiuse, i parchi affollati. Ragazzi che combattono con lo stress pre-laurea scrivendo la tesi ad intermittenza, tra una scossa e l'altra. Una situazione surreale. Eppure una dolce nonna parmigiana esclama: "Le mani come le nostre che hanno sudato nei campi e che stendono la sfoglia a mano per i tortelli da sempre sono pronte a tutto. E non bisogna avere paura, bisogna fare il proprio dovere". Seguendo questo consiglio e l'esempio dei cittadini emiliani che non si lasciano abbattere dalle scosse, bisogna trovare la forza di perseguire i propri obiettivi in vista di una meritata estate all'insegna di un po' di vero e totale stacco dal caos.

Un pensiero va, però, alle matricole fuori sede: ai ragazzi che si sono ritrovati ad affrontare il primo anno fuori casa (già difficile di per sé) in questo modo ancor più traumatico. Ed è un peccato immaginare che questa situazione possa fargli passare la voglia di restare qui, ancor prima di essersi ambientati, o che purtroppo limiti la possibilità di fargli iniziare ad innamorare di una piacevole esperienza universitaria e di vita che fino ad ora l'Emilia ha sempre offerto. 

Intanto l'Università di Parma proroga il pagamento della seconda rata fino a dicembre 2012 per gli studenti residenti nei comuni interessati agli ultimi eventi sismici. 

L'università di Federica

Studentessa di Scienze della Comunicazione scritta e ipertestuale. Vivo a Parma da tre anni, quindi fuori sede, originaria della provincia di Bari. Ho lasciato il mio paesino fatto di trulli e ulivi dall'età di diciotto anni: valigia alla mano colma di tante aspettative per intraprendere l'avventura universitaria in una città tutta nuova per me, ma che ormai mi vede crescere semestre dopo semestre e che sento sempre più mia. Quella sensazione nota ai fuori sede, di sentirsi un po' a metà fra due realtà, ormai mi appartiene: mi manca il mio paese quando son qui e quando sono nel mio paese mi manca Parma, con tutto quello che di bello mi regala anno dopo anno. Indipendenza, responsabilità, libertà… e poi ci sono gli amici, i compagni di studentato e di facoltà! Insomma, la mia valigia ha fatto spazio a tante esperienze e consapevolezze nuove.

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