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Test d'ammissione: c'è chi li giudica una selezione ingiusta

Milioni di destini studenteschi con il fiato sospeso in attesa dei risultati che decreteranno il loro futuro

In 18mila sognano di entrare nelle facoltà a numero chiuso. Solo 6mila i posti disponibili. Quella dei test di ammissione si è rivelata una vera e propria lotteria perché, negli anni passati, uno studente escluso in un ateneo con un punteggio sarebbe stato idoneo in un altro ateneo. Per accedere alle facoltà di Medicina e chirurgia e Odontoiatria e protesi dentaria, gli studenti si sono cimentati nel consueto test a risposta multipla lunedì 5 settembre 2011. Il giorno dopo, martedì 6 settembre, è stata la volta degli aspiranti veterinari e mercoledì 7 settembre è toccato a coloro che intendono iscriversi alla facoltà di Architettura. La batteria di test, si è chiusa ieri (giovedì 8 settembre) con la selezione per accedere alle Professioni sanitarie. Numero chiuso quest’anno anche per le facoltà di Lingue e letterature straniere, mentre la laurea triennale in Biotecnologie diventa a numero programmato e interfacoltà. Lo scoglio più difficile da superare resterebbe quello per diventare medico. Andrea, studente iscritto al terzo anno di Medicina, non passò il test al primo colpo quattro anni fa e, dopo un anno di Biologia, ha ritentato tre anni fa riscattandosi con successo. La sua esperienza accomuna quella di molti ragazzi che ritengono i test d'ingresso un'ingiusta limitazione alla possibilità di accedere al futuro che tanto si desidera. L'esempio di Andrea è illuminante poichè rappresenta lo studente brillante, reduce dal Liceo Scientifico con voto 100/100, che però non riesce a farsi spazio tra la folla di ambiziosi. Altrettanto rilevante è il parere che questo studente ha espresso sui test d'ammissione dopo la sua esperienza: «Credo che il test in sè sia utile per fare una selezione ma a diverse condizioni. Quelli frequentanti scuole al di fuori di Liceo Classico/Scientifico non dovrebbero essere ammessi, così come chi esce dal liceo con un voto basso alla maturità. Magari bisognerebbe adottare anche modalità differenti, nel senso che "cultura generale" è abbastanza fuori luogo come materia e magari ci si potrebbe basare maggiormente su materie propedeutiche. Questo però non lo si può fare proprio perché ovviamente al test partecipano anche quelli che frequentano la Ragioneria o gli istituti tecnici. C'è da dire che anche nei licei la preparazione assunta dipende sempre dalla formazione che riescono a darti i professori... qualcuno più preparato ed abile nel dare un insegnamento proiettato verso i test c'è, ma l'eccezione non fa la regola. Basterebbe affidarsi alla selezione naturale nel corso degli studi, grazie alla quale solo chi è davvero determinato va avanti. Eppure neanche questo è possibile perché posti fisici per la gente non ce ne sono...» 

L'università di Federica

Studentessa di Scienze della Comunicazione scritta e ipertestuale. Vivo a Parma da tre anni, quindi fuori sede, originaria della provincia di Bari. Ho lasciato il mio paesino fatto di trulli e ulivi dall'età di diciotto anni: valigia alla mano colma di tante aspettative per intraprendere l'avventura universitaria in una città tutta nuova per me, ma che ormai mi vede crescere semestre dopo semestre e che sento sempre più mia. Quella sensazione nota ai fuori sede, di sentirsi un po' a metà fra due realtà, ormai mi appartiene: mi manca il mio paese quando son qui e quando sono nel mio paese mi manca Parma, con tutto quello che di bello mi regala anno dopo anno. Indipendenza, responsabilità, libertà… e poi ci sono gli amici, i compagni di studentato e di facoltà! Insomma, la mia valigia ha fatto spazio a tante esperienze e consapevolezze nuove.

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