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Università, il 3 + 2 secondo gli studenti di Parma: favorevoli e contrari

Alla Facoltà di Economia niente tesi di laurea triennale, si evita una perdita di tempo oppure un'occasione per mettersi alla prova?

 

«Il ciclo di laurea 3 + 2 è stato introdotto per conformarci agli standard europei. Dal 1999, data della riforma Berlinguer, ad oggi pare che la riforma si sia rivelata fallimentare: più lauree in corso, più scelta, molti più costi e meno studenti concludono il percorso universitario (il 60% dei laureati di primo livello finisce la specialistica) - spiega Viviana (studentessa di Lettere) - io stessa sosterrò l'ultimo esame della triennale il mese prossimo ed essendo scaduto il termine di iscrizione alla specialistica resterò da marzo ad ottobre "a spasso" con il risultato di cominciare il secondo ciclo di studi un anno in ritardo (Martone mi potrebbe definire sfigata)». Per quanto riguarda il polverone sulla Facoltà di Economia, Viviana crede sia ingiusto abolire la proclamazione. D'altronde, se non vi è la stesura di alcuna tesi, la discussione non ha alcun senso. Infatti, Valentina (laureata in Scienze della Comunicazione), sottolinea che gli studenti di Economia non solo non discutono la tesi, ma non devono neppure scriverla: «Discutono un argomento proposto dalla commissione, con il risultato che dieci persone possono parlare della stessa cosa, proprio come un esame. Almeno facendo la tesi produci un lavoro originale che resterà per sempre... Inoltre, non vi è alcuna proclamazione, il voto giunge via mail. Ho sentito che qualche anno fa un gruppo di ragazzi è entrato con dei petardi alle proclamazioni e per questo non le fanno più... Ma sembra un'emerita baggianata! Dopo tre anni, comunque, uno studente vorrebbe come minimo festeggiare, ma ad Economia non puoi nemmeno invitare i genitori o gli amici dato che non c'è una cerimonia di proclamazione! Se li inviti alla discussione, è come portarli ad un esame dove tu sei dentro e loro fuori che aspettano... Spero che la situazione cambi».

A proposito di Economia, Gianfranco (studente di Economia) afferma: «Io credo che la tesi triennale sia giusto discuterla, magari evitando il caos che negli anni si è venuto a creare con urli da stadio, fumogeni e simili. Credo che per ognuno di noi arrivare anche al traguardo della triennale sia un successo importante. Non è da sottovalutare la soddisfazione per chi, come i nostri genitori, ci ha sostenuto sia economicamente che moralmente. Quindi rivoglio la proclamazione perché aspetto questo momento da una vita! Inoltre non ha dei costi che gravano sul bilancio dell'università, gli sprechi sono ben altri». Invece Chiara (studentessa di Scienze della Comunicazione) esclama: «Ma magari non dovessimo discutere la tesi anche noi!».

I pareri raccolti, dunque, sono spaccati tra favorevoli e contrari. Altri cinque studenti intervistati, ritengono che il 3 + 2 sia una perdita di tempo: «Se potessi la eliminerei dalla triennale», aggiunge Alice (studentessa di Comunicazione) riferendosi alla discussione della tesi. Katy (studentessa di Giornalismo) la pensa diversamente: «Secondo me è giusto che si discuta anche alla triennale. Se lo studente si ferma con gli studi è giusto che veda concluso il suo percorso in modo "formale"! Poi c'è da dire che in Italia è diverso dal resto d'Europa, dove la tesi ha un valore importante e costituisce la base di partenza da sviluppare durante (l'eventuale) carriera». Assieme a Katy, altri quattro studenti si dichiarano favorevoli al 3 + 2. Gemma (studentessa di Biologia) sottolinea: «Nella triennale si fa quello che prima si faceva in cinque anni, male e in fretta. Tra l'altro in mano lascia poco. I due anni direi che sono quasi obbligatori per chi vuole lavorare. Però è anche vero che, dal punto di vista emotivo, vederti proiettata in un futuro non molto lontano è incoraggiante, i tre anni (inclusa la tesi) sono comunque un'importante tappa che si realizza in tempi sopportabili. Quindi è come se dicessimo a noi stessi "dai non manca così tanto", anche se alla fine poi sono comunque cinque anni. Ecco, la suddivisione li fa sembrare più brevi». 

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Chiara (laureata in Psicologia) conclude: «Io sono contenta di aver discusso la tesi e di essermi confrontata con un compito, quello di scriverla e di pensarla, che non è paragonabile a nessun altro tipo di esame o relazione che posso aver fatto in passato. Io trovo che siano sbagliati i costi che ha una laurea. A maggior ragione nelle facoltà umanistiche, dove quasi tutto è ancora cartaceo. Spesso la discussione non rispecchia assolutamente né il percorso fatto né l'impegno e il lavoro che sta dietro ad una tesi. Per esperienza personale, discutere la propria tesi e vederla finita, rilegata, e poter dire "l'ho fatta io e lì dentro c'è un pezzo di me e di quello che studio e che mi piace" penso sia splendido! Se poi non si prosciugasse anche il portafoglio nel farlo, sarebbe ancora meglio!».

L'università di Federica

Studentessa di Scienze della Comunicazione scritta e ipertestuale. Vivo a Parma da tre anni, quindi fuori sede, originaria della provincia di Bari. Ho lasciato il mio paesino fatto di trulli e ulivi dall'età di diciotto anni: valigia alla mano colma di tante aspettative per intraprendere l'avventura universitaria in una città tutta nuova per me, ma che ormai mi vede crescere semestre dopo semestre e che sento sempre più mia. Quella sensazione nota ai fuori sede, di sentirsi un po' a metà fra due realtà, ormai mi appartiene: mi manca il mio paese quando son qui e quando sono nel mio paese mi manca Parma, con tutto quello che di bello mi regala anno dopo anno. Indipendenza, responsabilità, libertà… e poi ci sono gli amici, i compagni di studentato e di facoltà! Insomma, la mia valigia ha fatto spazio a tante esperienze e consapevolezze nuove.

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