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Settant'anni di voto alle donne: Livia Turco ricorda a Parma le Madri della Costituente

In un incontro organizzato dalla parlamentare Patrizia Maestri la presidente della Fondazione Nilde Iotti ha ricordato come nel dopo guerra le donne si siano unite per raggiungere la parità dei diritti.

Si è tenuto oggi presso l’hotel Stendhal l'incontro sul 70° anniversario del voto alle donne in Italia, organizzato dalla parlamentare PD Patrizia Maestri “La Costituzione figlia del lavoro e del confronto di uomini e di donne”, a cui ha preso parte Livia Turco, ex parlamentare ed ex Ministro della Solidarietà Sociale e della Salute, oggi presidente della Fondazione Nilde Iotti, che è intervenuta ricordando l’impegno delle 21 elette nell’Assemblea Costituente nel 1946.

“Insieme, oltre ogni divergenza ideologica -  ha affermato - che le vedeva contrapposte, unite nell’affermazione delle donne nella nuova Italia del dopoguerra e nel proporre un modello di emancipazione sociale, culturale e politica”. 

“Troppo spesso della Costituente si ricordano solo i Padri e questo è sbagliato e ingiusto. La nostra Costituzione è frutto del lavoro, del confronto e del dibattito di Padri e di Madri, ma è soprattutto della determinazione di queste ultime, benché poche e spesso purtroppo dimenticate dalle cronache, che sono stati sanciti nella Carta diritti e valori così importanti e così lungimiranti per la società italiana. Principi che, seppur scritti nel 1946, mantengono un’innegabile attualità.  Donne come Nilde Iotti, Tina Anselmi, Angela Gotelli (originaria di Albareto) hanno condotto il loro impegno politico con passione attraverso l’ascolto e il rispetto reciproco facendo tesoro dell’esperienza partigiana ed antifascista che molte di loro avevano vissuto in prima linea o in clandestinità, in carcere o al confino” – ha spiegato Livia Turco ricordando il lavoro di raccolta, documentazione e formazione che la Fondazione Iotti sta svolgendo con un attenzione particolare alle giovani generazioni – “Quelle 21 Madri costituenti hanno messo al centro la necessità di dare concretezza ai principi sanciti nella nostra Carta Fondamentale ed è estremamente interessante notare come le donne comuniste, democristiane e socialiste, benché fermamente convinte dei loro ideali, fossero così consapevoli della realtà sociale italiana e, in definitiva, concordi nell’avanzare proposte non dimentiche delle condizioni e esigenze pratiche delle proprie connazionali. Le donne di oggi, devono molto al coraggio di quelle pioniere della politica”.

“Ancora oggi  –  ha aggiunto  Patrizia Maestri  – nonostante la nostra Costituzione, grazie all’impegno delle Madri costituenti, riconosca parità di diritti e uguaglianza, le donne italiane vivono forti disuguaglianze soprattutto nel mondo del lavoro: differenze di retribuzione, minore occupazione e maggiore lavoro precario per le giovani donne con difficoltà a  conciliare i tempi di vita familiare e professionale. Ma tornando a 70 anni fa credo tuttavia sia stato significativo il fatto che all’indomani delle prime elezioni amministrative democratiche del 1946, le prime a cui furono ammesse anche le donne, la nostra città elesse le prime due consigliere di sesso femminile:  Anna Menoni e Giuseppina Rivola, quest’ultima designata assessore alla contabilità cittadina. L’attuale Legislatura conta un numero di 33% donne elette in parlamento: un record per il nostro Paese sebbene inferiore rispetto alle quote medie di impegno raggiunte di altri paesi europei”.

L’incontro è stato moderato dall’ex parlamentare Carmen Motta la quale ha ricordato il percorso di conquiste e riforme affermate grazie all’opera politica delle donne parlamentari “è soprattutto negli anni ’70 che la legislazione sulle donne e per le donne ha avuto un salto di qualità: l’accesso alla carriera di magistrato, la legge sul divorzio e sull’aborto, la depenalizzazione dell’adulterio, ma è soprattutto negli anni ’90 con i governi de l’Ulivo che ha ripreso vigore quel riformismo al femminile che ha consentito di dare attuazione ad alcune tra le norme costituzionali che erano rimaste ancora solo dichiarazioni di principio”.

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