Cronaca

Truffa alle ferrovie, false fatture per rifiuti inesistenti: sei arresti

Una ditta di Parma al centro dell'inchiesta di polizia e guardia di finanza: in manette tre soci, sequestro di 2 milioni e mezzo di euro

Prelevava il pietrisco, detto ballast, che si trova lungo la rete ferroviaria e fingeva poi di smaltirlo correttamente all'interno dell'impianto di una ditta complice ma in realtà i viaggi, tutti registrati in modo fittizio, erano finti, così come le fatture. Con questo sistema il guadagno per i soci era elevatissimo. 

C'è un'azienda di Parma, che si occupa di trasporti e movimento terra, al centro dell'inchiesta che ha portato, nella mattinata di oggi mercoledì 15 settembre, all'arresto di sei persone - da parte della polizia di Stato e della guardia di finanza- con le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale e alla truffa e al sequestro di 2.5 milioni di euro. Tre arresti sono avvenuti tra Parma e provincia: si tratta di F.R. e C.A., rispettivamente dipendente e socio dell'azienda e di L.R.G., originario di Cutro e residente in provincia.

L'azienda di Parma aveva in appalto dalla Rete Ferroviaria Italiana la rimozione, lo smaltimento e la sostituzione del ballast, il pietrisco posto alla base dei binari ferroviari che dopo un determinato periodo perde le caratteristiche tecniche. Il ballast, una volta rimosso, deve essere trattato presso un impianto specializzato per poi essere eventualmente impiegato per altri usi diverso da quello ferroviario.

Le indagini hanno permesso di evidenziare che la ditta di Parma, che rimuoveva il ballast, non inviava il materiale alla società di Verbania, così come risulta dai documenti. Il sistema di frode veniva realizzato attraverso dei viaggi simulati, mascherati con formulari falsi compilati dalla ditta di Parma e con delle false fatture emesse da parte dell’azienda di Verbania.

Le indagini sono state avviate in seguito ad accertamenti effettuati dai finanzieri per un altro reato denunciato nell’ambito di un contenzioso tra due soci della ditta di Verbania..

Grazie a questi approfondimenti gli inquirenti sono venuti a conoscenza dei rapporti economici con una società di trasporti e movimento terra di Parma.

La società di Verbania che, tra l’altro, era da tempo gravata da ingenti debiti con le banche, grazie agli introiti con la società parmense, riusciva a non aggravare ulteriormente la sua posizione.

Gli approfondimenti investigativi svolti dalla Squadra Mobile - attraverso numerosi pedinamenti e sopralluoghi, oltre che mirati accertamenti e attività tecniche - permettevano di riscontrare alcune criticità nella gestione degli affari tra le due società e di rilevare lo spessore delle persone coinvolte.

Contemporaneamente, la guardia di finanza stava effettuando indagini finanziarie sulle medesime società finalizzate a verificare anomalie relative al fatturato che nel giro di pochi mesi si era quasi triplicato per la società.

Inoltre, l’approfondimento delle segnalazioni per operazioni sospette ha permesso ai finanzieri di far emergere le anomalie nella gestione dei conti correnti societari che evidenziavano un sistematico prelevamento di contanti da parte della società.

È eloquente una conversazione tra P.B e L.R.G. in cui l’imprenditore chiedeva di inviare “un ciuccio” a Verbania, ovvero un camion che avrebbe dovuto girare all’interno dell’impianto per effettuare delle false pesate al fine di emettere delle false fatture.

Le indagini hanno accertato che oltre 250mila tonnellate di materiali,  non hanno mai raggiunto l’impianto di smaltimento, nonostante risultasse la loro movimentazione dai documenti contabili e di trasporto.

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