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Cronaca

A Parma ricostruito il volto di un soldato ucraino gravemente ferito da un’esplosione

In sala operatoria, al Maggiore, l’équipe della struttura diretta da Enrico Sesenna. Un trapianto lembo-osseo dal perone per ricostruire mandibola, mascella e labbro

“All’Ospedale di Parma mi hanno ridato il mio volto!”, dice Bohdan con gratitudine rivolgendosi a Silvano Ferrari e all’équipe della struttura di Maxillo-Facciale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria diretta da Enrico Sesenna che gli hanno ricostruito il viso devastato dall’esplosione di un proiettile sparato da un carro armato alle porte di Kharkiv.

Bohdan ha 25 anni ed era al fronte quando l’esplosione e una botta violenta lo hanno colpito al volto riducendolo in fin di vita. All’ospedale da campo lo hanno rianimato e operato inserendo una placca di metallo per ricostruire almeno temporaneamente il danno subito. Ma il suo volto era sfigurato e il giovane militare non riusciva né a parlare né ad alimentarsi.

Fino a quando Walter Romagnani presidente dell’associazione “Vogliamo la luna” di Castelnuovo Monti e Yaroslava Dromina

, mediatrice culturale ucraina in Italia da molti anni, si sono interessati a lui mettendosi in contatto con il professor Silvano Ferrari per trasferire il ragazzo a Parma. “Abbiamo fatto un tentativo perché sapevamo che a Parma poteva trovare un centro di alta specialità – dice la signora Dromina – e abbiamo trovato disponibilità immediata. Grazie al sostegno di Walter Romagnani dell’associazione umanitaria siamo riusciti a farlo arrivare in Italia garantendogli ospitalità per il periodo delle cure”.

“Una volta valutato il caso – spiega Silvano Ferrari – abbiamo programmato gli interventi. Data la complessità della ricostruzione siamo ricorsi anche alle tecnologie 3D in dotazione alla nostra struttura, costruendo un modello tridimensionale della mandibola e della mascella che ci ha consentito di pianificare con estrema precisione la ricostruzione chirurgica dell’osso e di simulare le varie fasi della procedura chirurgica”. “Il primo intervento – continua  Ferrari - è stato il più lungo e complesso perché abbiamo dovuto prelevare il perone, l’osso della gamba lungo e tubolare che consente di effettuare questo tipo di trapianti, per ricostruire mascella e mandibola avvalendoci del modello che avevamo realizzato”. Dieci ore di sala operatoria che hanno visto impegnati oltre a Ferrari i chirurghi Andrea Ferri e Davide Lanfranco con gli specializzandi della Maxillo-Facciale e il supporto degli anestesisti della prima Anestesia e Rianimazione diretta da Sandra Rossi.

“I due successivi interventi hanno permesso di rifinire il trapianto e di ricostruire il labbro superiore distrutto dal proiettile utilizzando il lembo di pelle asportato insieme al perone”, continua Ferrari. “Ora il giovane militare dovrà sottoporsi ad altri interventi – conclude Enrico Sesenna - ma ad un mese dalle operazioni chirurgiche ricostruttive ha riacquistato una buona funzionalità di mascella e mandibola con la possibilità di riprendere ad alimentarsi e a parlare in modo comprensibile oltre ad un miglioramento estetico del suo viso sul quale le cicatrici sono destinate ad affievolirsi con il tempo”.

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