Omosessualità e famiglie, Agedo: "Educazione all'inclusione"

Volontari e di genitori con figli omosessuali, transessuali, bisessuali, intersessuali. La famigla, spesso da "nucleo protettivo" rischia di trasformarsi in un luogo di non accettazione per l'adolescente

Informare e condividere per dare un aiuto concreto, prevenire il disagio e la solitudine per favorire il dialogo, perchè spesso dietro gesti di disperazione ci sono storie di adolescenti non compresi, mai ascoltati e lasciati soli. Questi i propositi di un'associazione nata vent’anni fa a Milano, estesa a livello nazionale (www.agedonazionale.org) e ora approdata anche a Parma, per occuparsi di omosessualità e dei rapporti familiari grazie alla presenza di volontari e di genitori con figli omosessuali, transessuali, bisessuali, intersessuali. Fondamentale proprio partire dalla famiglia perchè spesso da "nucleo protettivo" rischia di trasformarsi in un luogo di non accettazione per l'adolescente, che poi potrebbe vivere con un senso di esclusione anche a scuola. Un contributo fondamentale quello fornito a Parma dai volontari che, pur non avendo una sede fisica, offrono un punto di ascolto telefonico il martedì e il venerdì dalle 20 alle 22 allo 0521/481485  e 3240547741 lunedì, mercoledì e giovedì dalle 18 alle 21 e si rendono disponibili per chi volesse scoprire qualcosa in più dell'associazione (agedoparma2013@gmail.com). "Far capire loro che non sono soli, ma che ci sono adulti e genitori disposti ad ascoltarli, aiutarli, e quando possibile riavvicinarli alle loro famiglie.

"Non sono i giovani ad essere" sbagliati" ma è questa società omofoba e sessista ad esserlo, quindi è importante sostenerli e lottare perché abbiano gli stessi diritti e la stessa dignità di tutti", sottolinea Elisabetta Ferrari di Agedo Parma. Pregiudizi e stereotipi sull'orientamento sessuale che, come sottolineato dall'associazione, spesso partono proprio dalla famiglia sfociando in comportamenti omofobi. Come combatterli? Il dialogo, la condivisione e l'ascolto il primo passo che necessita però di azioni concrete anche da parte delle istituzioni: "Si deve cercare di ridurre gli stereotipi e i pregiudizi legati all'orientamento sessuale e all'identità di genere e combattere quei comportamenti omofobi presenti in troppe famiglie, nella scuola e nella società cercando di promuovere una cultura dell'accoglienza, della valorizzazione delle differenze e della parità dei diritti civili, attraverso anche il confronto e l'aiuto delle istituzioni locali che molto possono fare nel perseguire una politica basata sul rispetto e sulle buone prassi, infatti il Comune e la Provincia di Parma hanno aderito proprio per questo alla Rete RE.A.DY( Rete nazionale delle pubbliche Amministrazioni Antidiscriminazioni per Orientamento Sessuale e Identità di Genere).

La realtà parmigiana ha luci e ombre, con casi noti che hanno dato vita a polemica come l'aggressione subita da un giovane omosessuale in un locale notturno a Fidenza o la coppia vittima di bullismo in via Garibaldi e altri meno noti, a causa della difficoltà a denunciare atti di violenza verbale o fisica legata all'orientamento sessuale o all'identità di genere. "Nella nostra città le persone Lgbt ci sono, ma quasi nessuno "esce allo scoperto", parecchie sono le resistenze: la paura del giudizio degli altri, di essere discriminati o non accettati dalla famiglia, quindi relegati alla non esistenza e anche quando nel nucleo familiare si accetta che una figlia sia lesbica o gay, il più delle volte rimane una questione chiusa all'interno delle mura di casa, mentre invece sarebbe più che mai opportuno dar voce a queste differenze per aiutare quegli adolescenti che vivono in solitudine e nel silenzio la loro condizione e che invece potrebbero trarre aiuto dalle esperienze di altri – sottolinea Ferrari -. Basta vedere cosa succede nelle scuole, spesso feroci sacche di omobullismo, dove questo argomento non viene quasi mai preso in considerazione perché manca un piano strutturale di educazione sentimentale ( intendo educazione affettiva, sessuale, omosessuale) e di formazione per gli insegnanti, manca una cultura dell'adolescenza in chiave affettiva di cui ci si interessa poco, così anche nelle famiglie".Una situazione grave anche a livello nazionale, di appena dieci giorni fa il suicidio di un giovane di 21 anni a Roma, con un biglietto con su scritto "Sono gay. Gli omofobi facciano i conti con la propria coscienza".

Un gesto che deve far riflettere non solo l’opinione pubblica ma anche le istituzioni, con la presa di coscienza della necessità di attuare leggi e politiche culturali di contrasto adeguate, secondo Agedo. "La mancanza di una legge nazionale contro l'omotransfobia estesa anche ai crimini di odio, è una questione non di tolleranza ma di civiltà di un paese – sottolinea Ferrari, Agedo –, è chiaro che non è sufficiente a cambiare la mentalità delle persone ma sarebbe un grande passo avanti nel dare a tutte le cittadine/i gli stessi diritti. L'uguaglianza dei diritti civili è una delle emergenze più gravi nel nostro paese perchè un paese per stare bene e produrre benessere ha bisogno di valorizzare il suo bene comune primario e il bene comune primario sono le persone che lo abitano e che devono godere tutte degli stessi diritti, ma in Italia non è così, siamo ancora al medioevo rispetto all'Europa. Secondo le stime Dell' OMS , il 10% della popolazione mondiale è omosessuale, in Italia si contano oltre 6 milioni di persone omosessuali, che hanno diritto a una vita degna come tutti".  

Necessario più che mai, secondo l'associazione di volontari, parlare, aprirsi agli altri e condividere anche il dolore, nell'intento di abbattere gli stereotipi e sentirsi più forti grazie al sostegno reciproco e alla voglia di cambiare un sistema in cui spesso, specie in alcuni settori lavorativi e categorie sociali, l'omosessualità è percepita come un tabù. "Noi genitori Agedo crediamo sia fondamentale aiutare e sostenere le nostre figlie/i promuovendo una educazione all'inclusione e al rispetto delle persone; l'omosessualità sia femminile che maschile non è una malattia, non è una perversione, non è una colpa e non è un scelta, ma è un orientamento affettivo, emotivo e sessuale verso persone dello stesso sesso che deve essere rispettato come l'eterosessualità. Si nasce così, come si può nascere mancini o con gli occhi di diverso colore...non per questo si deve chiedere il permesso di esistere e di aspirare ad una vita felice come tutti. Come genitori dobbiamo imparare ad amare le nostre figlie o figli per quello che sono, imparare a non considerarli "cosa nostra", contenitori vuoti da riempire secondo le nostre aspettative ma dargli l'amore e il sostegno di cui hanno bisogno superando quegli stereotipi che ci fanno pensare che se la maggioranza delle persone è eterosessuale è giusto e naturale che tutti lo siano; in questa società ognuno di noi, nessuno escluso, viene educato ad una prospettiva di eterosessualità esclusiva e qui sta uno dei presupposti culturali da scardinare".

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