Allarme dei geologi per Tizzano. In provincia di Parma franati 840 chilometri di strade

Nicola Casagli, docente di Geologia all'Università di Firenze: "A Tizzano si concentra il 15% della produzione di prosciutto di Parma, molte delle strade utilizzate per i trasporti sono del tutto inagibili"

Dissesto. Le notizie, le immagini e i video delle ultime settimane non potevano far pensare altrimenti. La provincia di Parma detiene il record delle strade franate in Emilia-Romagna: son ben 840 i chilometri interessati da fenomeni di frana. L'Appennino emiliano-romagnolo, del resto, é la regione caratterizzata dalla più elevata densità di frane in Italia. Le frane mappate sono circa 70 mila e molte di esse hanno grandi dimensioni coinvolgendo aree di svariati chilometri quadrati. Circa il 20% del territorio collinare e montuoso della regione è in frana. Ben 2161 km di strade sul territorio regionale sono interessati da frane, di cui 615 da frane classificate come attive.

Sono dati riferiti - tramite una nota del Consiglio nazionale dei geologi - da Nicola Casagli, docente di Geologia all'Università di Firenze, che sta seguendo l'evolversi della situazione in Emilia-Romagna. L'indagine di Casigli ha portato a verificare che "ci sono state 23 interruzioni totali di strade con l'isolamento di 20 località o abitazioni, 30 case sono distrutte o fortemente danneggiate; 70 persone sono state evacuate in 13 Comuni. I soli danni diretti sono stimati a circa 120 milioni. di euro. Non sono ancora stati stimati i danni alle attività produttive ma credo che saranno ingenti, considerando che nel solo comune di Tizzano si concentra il 15% della produzione di prosciutto di Parma e che molte delle strade utilizzate per i trasporti sono del tutto inagibili"

Casagli ha aggiunto: "nella regione più franosa d'Italia con l'Università più antica del mondo, Bologna, dove nel 1603 Ulisse Aldovrandi coniò il termine 'geologia', non esiste più un dipartimento dedicato allo studio del territorio, dei suoi dissesti e delle sue risorse. Anche questo è un segno della decadenza scientifica e culturale del Paese".

L'ALLARME DEI GEOLOGI - E c'é l'allarme lanciato da Gian Vito Graziano, presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi: "La diminuzione dei dipartimenti sta già provocando una contrazione sensibile anche nel numero degli studenti e dei laureati, che mai sono stati, per la loro specificità, numerosi come in altre discipline con grave pregiudizio per la sicurezza generale dalle calamità e dai rischi naturali. Il territorio è fortemente malato, mentre noi restiamo in attesa di risposte concrete".

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