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Alluvione del 13 ottobre: al Montanara nasce un Comitato di cittadini

A seguito dell'alluvione che ha colpito la zona sud della nostra città, gli abitanti del quartiere hanno indetto una riunione aperta per costituire un comitato e riflettere sulle cause e le conseguenze dell'evento

Siamo dei cittadini della zona di via Galluppi, zona che nell'emergenza è risultata pressochè dimenticata dagli aiuti del servizio civile. Dobbiamo ringraziare i volontari, che sono risultati una risorsa necessaria durante l'urgenza per far fronte alle diverse richieste. Questo tipo di collettività emersa in modo spontaneo nella disgrazia ci ha fatto riscoprire il valore del gestirsi in maniera popolare e volontaria. Proprio per questo nella mia via abbiamo già fatto una raccolta firme per iniziare insieme un percorso di comunità più partecipata nella costituzione di un comitato. Gli amministratori gestiscono cose che sono nostre ed è giusto esserne partecipi”. La testimonianza è quella di una donna che a fine dell'assemblea ha voluto portare il suo vissuto e si è resa disponibile per poter creare un comitato.

L'assemblea comincia proprio analizzando questo dato: vi sono gli Enti preposti che non hanno fatto prevenzione, gli aiuti istituzionali (protezione civile, militari e vigili ) che non hanno ben gestito l'emergenza ma hanno “eseguito gli ordini” e “l'autogestione popolare dell'emergenza che è risultata esser quella più efficace”. Mirko, un rappresentante della comunità di zona Montanara apre così l'assemblea. “La critica popolare alla gestione dell'emergenza non è stata messa in luce nel momento in cui i riflettori erano puntati sulla zona della città colpita dall'evento meteorologico, questo ha generato insicurezza su come verranno gestiti i fondi per la messa in sicurezza del territorio e i risarcimenti ai cittadini”. 

Ma com'è stato possibile un disastro di così grave entità mai riscontrato nella nostra città? “Sono piovuti 260 litri per mq² di acqua in sole due ore” spiega Giuliano Serioli, coordinatore di ReteAmbiente “il suolo boschivo non è riuscito a trattenere l'imponente quantitativo di acqua che è   arrivata violentemente a valle”. “Il surriscaldamento globale è sicuramente causa di questo fenomeno ma” replica Serioli “non c'è neanche stata organizzazione da parte degli Enti competenti, non c'è un progetto emergenziale per far fronte ad eventi di questa portata anche se le strumentazioni (idrometri) sono collocati da anni fino in alta montagna”.

Sono svariate le problematiche di dissesto idrogeologico cui andrebbe data la giusta attenzione come la situazione della campagna dove “esistono solo allevamenti agro industriali di coltivazione intensiva” o lo stato di semi-abbandono delle montagne “predate da un intento speculativo già in atto, come ad esempio il piano regionale per incentivare il taglio boschivo (che finisce poi nelle centrali a biomassa). Il taglio di legname viene fatto in maniera del tutto illogica, senza seguire il processo rigenerativo degli alberi. Tutto ciò origina così ulteriori problemi quali frane, avvallamenti ecc....Ciò che succede in montagna si riflette poi a valle”  spiega il coordinatore di ReteAmbiente concludendo. “La montagna è un disastro annunciato”.

All'assemblea hanno partecipato anche rappresentanti del Comitato 11 giugno Sala Baganza e alcuni terremotati della bassa Modenese per fornire testimonianza diretta di altre situazioni simili. Spiegano come sia stato importante per loro la costituzione di un comitato proprio per riuscire a dar voce diretta alle diverse esigenze. “E' importante interessarsi e decidere in prima persona, non bisogna sempre delegare agli altri ciò che è nostro” conferma Nicola Luberto rappresentante del Comitato di Sala Baganza “in Italia negli ultimi 40 anni ci sono state 4mila vittime per alluvioni e ciò è frutto di una politica di devastazione del territorio, è di 8  mq²  al secondo il consumo di suolo nella nazione”.

E' interessante anche sapere che -sempre nel nostro paese- non esiste una legge quadro circa le misure emergenziali. Ciò sarebbe utile per poter gestire con più efficacia l'erogazione dei risarcimenti, la messa a punto emergenziale e la messa in sicurezza territoriale. Vari gli interventi nella sala da parte dei partecipanti su come poter gestire la nascita del comitato. Per ora il primo passo è stato compiuto, a favore di una partecipazione diretta della comunità alle scelte amministrative territoriali affinché una situazione simile non si ripeta mai più. Ci auguriamo che il comitato possa essere forte, preparato e attento per far fronte alle varie situazioni. Un grande in bocca al lupo.                                                                                                                  

Le adesioni al comitato sono in fase di raccolta, per chi volesse informazioni può mandare una mail all'indirizzo : oliveroliver47@gmail.com

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