Talignano, l'alluvione 2 anni dopo. Il Comitato: "Ora basta, inizi la stagione dei fatti"

La commemorazione si terrà l'11 giugno 2013 presso la Pieve di Talignano alle ore 19,15 con la celebrazione di una messa a ricordo di Agostino Galeotti, vittima dell'alluvione

"Ci apprestiamo a ricordare- scrive il Comitato Alluvione 11 giugno 2011 di Talignano- per il 2° anno  l’evento che oltre alla morte del nostro concittadino Agostino Galeotti,  ha inferto una ferita profonda nella nostra bella vallata dello Scodogna  La commemorazione si terrà l’11 giugno 2013 presso la Pieve di Talignano alle ore 19,15 con la celebrazione di una messa a ricordo. Dopo 2 anni di proteste, sempre attuate con atteggiamenti costruttivi e finalizzate ad instaurare un dialogo con gli enti preposti, ci ritroviamo ad essere dimenticati  dagli stessi enti che dovrebbero aiutarci a ricostruire un minimo di vivibilità senza dover subire  costantemente l’incubo di essere travolti da eventi estremi.

Siamo consapevoli di quanto siamo già soggetti all’aumento di eventi estremi ( sia precipitazioni che siccità) e che dovremmo iniziare a mettere in conto che le inondazioni dei fiumi non possono essere ancora considerate “eventi eccezionali” , ma al contrario, eventi  che dovremmo saper gestire di routine, come i terremoti in Giappone. Siamo anche consapevoli delle difficoltà economiche che il nostro paese sta affrontando, ma non possiamo nemmeno accettare di essere sempre subordinati ad altre priorità, solo perché siamo in pochi ad essere coinvolti.

Ma per iniziare un cambiamento bisogna partire dalle parole, come dice l’articolo di Francesca Greco del 17.05.2013 dell’Huffington Post,  Le alluvioni non sono mai colpa dei fiumi: “E allora partiamo dal cambiare la parola “calamità naturale “ . Le inondazioni sono disastri umani . Sono fallimenti dell’uomo . Sono il segno della nostra incapacità a convivere con l’acqua , con la nostra fonte di vita e sostentamento.  Le vittime dell’esondazione di un  fiume , dovrebbero essere chiamate invece che” vittime di calamità naturale “, vittime di calamità politiche , amministrative, organizzative, che spesso si chiamano corruzione, illegalità, sotto-finanziamento delle infrastrutture di bonifica dei fiumi, negligenza economica e politica nella cura del territorio. Queste sono le nuove parole da usare”.

Allora  partiamo dai “contratti di fiume”, che utilizzano un approccio partecipativo con le comunità che vivono lungo lo stesso corso d’acqua,  affinché si capiscano sia i pericoli sia le risorse legate ad esso e affinché si condivida non solo la cultura del rispetto della natura e del suo corso naturale, ma anche la consapevolezza della gravità delle concessioni edilizie in zone a rischio e la gravità del non curare il proprio fiume o territorio in generale.

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Pertanto solo insieme ce la possiamo fare. Con la democrazia dal basso, con la cooperazione. Una calamità creata dall’uomo può solo essere sventata dall’uomo. Quindi ora per noi deve iniziare  la stagione dei fatti e non più delle promesse, una bozza di progetto è ormai definita  e tocca a noi  proporre i correttivi che salvaguardino le esigenze di sicurezza di tutti ed il rispetto dell’ambiente.Questa stagione dei fatti deve riguardare anche gli enti, perché è solo attraverso la spinta che saranno in grado di sviluppare che si potranno convogliare risorse per la messa in sicurezza. Sarà pertanto questa per noi la stagione dei fatti, ovvero l’impegno a monitorare e sollecitare affinché si ricordino dei loro impegni istituzionali".

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