Ex-scalo merci: la polvere del cantiere che terrorizza i residenti

L'ex scalo merci spaventa chi vi abita. Intanto la stessa ditta indagata per aver omesso la bonifica potrebbe essere deputata alla riqualificazione dell'area. L'assessore Folli tranquillizza la città: "esistono i metodi per abbattere le polveri"

Ex scalo merci: un gigante in balia della magistratura. Posto sotto sequestro dalla Guardia di Finanza nel Gennaio 2011 per i livelli di inquinamento da materiali tossici ed amianto presenti nel terreno in quantità al di sopra dei limiti di legge, il cantiere di viale Fratti nel mese di agosto ha preso vita per poi ricadere in letargo. I residenti testimoniano che fino a ferragosto “scavavano da un lato e poi spostavano la terra dall’altro lato. Li vedevo ogni giorno prima di andare a lavorare” afferma un giovane mentre gli fa eco una signora di mezza età: “c’era una gran polvere che veniva su. Ero costretta a chiudere sempre le finestre mentre facevano questo andirivieni con i camion”.

Effettivamente il cantiere è stato temporaneamente dissequestrato e dichiarato non contaminato per la nuova destinazione urbanistica. Infatti l’area non sarà più ad uso residenziale cosicché con percentuali d’inquinamento tollerate dalla legge più alte sarà possibile la prosecuzione del progetto. I lavori per la bonifica erano stati avviati in Luglio. Affidati alla Mingori-Unieco. La stessa azienda,  indagata con l’accusa di non aver provveduto alla bonifica dell’area, fino ad ora ha apparentemente portato alla realizzazione di due rampe attraverso le quali i camion dovranno passare per portare al di fuori dell’area i rifiuti speciali da smaltire.

foto Maria Teresa Improta/ParmaToday

A confermarlo l’assessore all’Ambiente Gabriele Folli che, rispondendo al consigliere capogruppo del PD in Consiglio Comunale Dall’Olio il quale aveva presentato in luglio un’interrogazione in merito al cantiere di viale Fratti, ha chiarito che i lavori sono stati bloccati in attesa del pronunciamento sulla bonifica del sito da parte di Provincia di Parma, ARPA, AUSL e  Servizio Ambiente. L’assessore ha poi tranquillizzato i residenti affermando che “per quanto concerne l’eventuale sussistenza di rischi per la salute dei residenti, posto che attualmente i lavori sono interrotti, l’unico seppur remoto pericolo attualmente preventivabile è ascrivibile alla produzione di polveri; tale inconveniente è però superabile prevedendo in cantiere dei sistemi di umidificazione e bagnatura dei terreni di riporto movimentati”. Ma chi abita a fianco al cantiere dice di aver “visto tanta polvere, ma di acqua neanche l’ombra”.

Nel provvedimento di  sequestro firmato illo tempore dal gip Alessandro Conti era però scritto che "i soggetti proprietari e il Comune (furono infatti indagati sia il legale rappresentante della Mingori, Riccardo Mingori insieme al consulente tecnico Paolo Giovanelli; sia l'assessore all'Urbanistica del Comune di Parma Manfredi, l'ex assessore Monteverdi e la coppia di tecnici Savi e Benecchi poi arrestati per un giro di tangenti in STT ndr), pur avendo contezza della contaminazione, non hanno effettuato la segnalazione agli enti competenti per dare il via alle procedure previste". Terrorizza l’idea che la bonifica venga affidata alla stessa ditta accusata di gravi reati ambientali. Ciò però è stato formalmente giustificato dalla presenza dei “controllori” dell’ARPA verosimilmente confermata dai residenti “c’erano donne che prendevano misure e scrivevano, sembrava stessero controllando”.

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