"Irresponsabile mettere a rischio l’avvio del nuovo anno scolastico"

Dichiarazione di Patrizia Maestri, segretaria generale Cgil Parma

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ParmaToday

“Tra le diverse cattive notizie che ormai quotidianamente ci vengono comunicate in relazione ai dissesti etico-finanziari dei nostri amministratori, non è oggi possibile ignorare quella che riguarda l’imminente avvio del nuovo scolastico, che sarebbe fortemente a rischio per alcuni plessi a causa dei buchi di bilancio del Comune, di cui 1,5milioni di euro di spesa corrente riguardano proprio i servizi educativi retti dall’assessore Bernini. Come potranno riaprire già dal 22 agosto, come da calendario, quelle strutture se fino al 30 non sarà discussa in Consiglio comunale la delibera sull’assestamento del bilancio municipale? Saranno le società private che gestiscono i servizi all’infanzia a farsi carico dei costi delle attività scolastiche, in attesa di una decisione del Consiglio?
Non è pensabile che in questa città le famiglie corrano il rischio di vedersi negare un servizio fondamentale perché l’Amministrazione non è stata in grado di pianificarne la gestione. Sappiamo che la mancanza di risorse accomuna purtroppo in questa fase storica molte amministrazioni, ma non crediamo che l’unica soluzione possibile sia quella di affidarsi completamente al privato. Credo sia davvero il momento di interrompere l’irresponsabile pratica di scaricare i debiti inventandosi nuove società partecipate.
Teniamo presente che questo quadro, già molto preoccupante, è aggravato dai tagli decisi dal governo sul sistema scolastico nel suo complesso, che a Parma porteranno, nel prossimo anno scolastico, a fronte di un aumento di circa mille studenti nei diversi ordini di scuola, una diminuzione di 117 docenti e di 75 unità di personale tecnico-amministrativo. Un vero è proprio attacco al sistema educativo pubblico, che ci chiediamo come potrà continuare a garantire un’offerta formativa di qualità, dovendo ridurre consistentemente tutti quei servizi complementari all’attività didattica (tempo pieno, tempo prolungato, progetti linguistici e altre attività formative) che rappresentano un diritto consolidato del servizio pubblico per studenti e famiglie”.
 

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